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C’é Posta per te ultima puntata: Maria De Filippi vince, sempre. Ma come fa?

Ieri sera è andata in onda l’ultima puntata di C’è Posta per Te, storico appuntamento della prima serata del sabato italiano. Maria De Filippi ha chiuso in gloria, come da copione, l’ennesima stagione e si appresta a guadagnarsi il meritato riposo estivo dando la zampata finale con il serale di Amici ai blocchi di partenza. Ma questo non è un articolo di tv bensì di Lifestyle e, come tale, intendiamo approcciare la questione.

Maria De Filippi non vince una serata ogni tanto, perché lei i programmi li congegna e poi li rende performanti mediante un’intelligenza fuori dal comune. Maria De Filippi non è paragonabile a nessun altro conduttore o conduttrice, per quanto popolare o vincente, che la televisione italiana abbia mai avuto: nemmeno la Carrà o i fasti della d’Urso competono con Maria la sanguinaria per un semplice motivo: Maria ha superato superato la Quarta Parete presentando la magnifica tentazione della celebrazione dell’uomo comune mettendo al centro non il proprio personaggio bensì la persona comune di cui, reiteratamente, ripropone le tappe salienti. Innamoramento e schermaglie amorose (Uomini e Donne), ambizione e autoaffermazione (Amici), umani fallimenti e tensione verso la riconciliazione (C’é Posta per te).

Resta un ultimo tassello, però, che Maria ha aggiunto, sennò ci saremmo affrancati sul mero documentario: l’esperienza ha sempre le medesime regole, non c’è spazio per l’imprevedibilità, non si tratta di tv verità, ma di una bugia basata su elementi veritieri. Attraverso Maria l’uomo comune vive un’esperienza extra ordinaria, la norma viene spettacolarizzata attraverso il modello celebrativo e un tantinello trash che abbiamo imparato a conoscere. Un uomo affronta una tempesta in mare: nella maggior parte dei casi perisce, nella mitologia interviene il Deus ex machina che in maniera del tutto illogica sovverte, protegge, salva. Una ragazza bella che vive in una provincia soffocante sogna la gloria: arriva una fatina che le cuce addosso un vestito per il ballo – nulla è plausibile, Maria regala il sogno a pochi e la facoltà di poter sognare a tutti. La De Filippi mischia le intuizioni dei tragici, letterati, sociologi e politici della storia. Panem et circenses commisto all’umano tranello di sentirsi sempre “speciali”. Tu puoi essere protagonista della magia; se non ti succede la puoi comunque vivere per procura osservando che il miracolo succede. “Tu sei speciale” questa è la magnifica tentazione offerta da Maria. Ed è difficile, per natura, resistere a quell’umana debolezza che induce tutti a credersi “speciali”. Perché la verità è che tre quarti di coloro che si credono speciali sono terribilmente ordinari. Ma Maria sa farglielo credere.

Per questo motivo Maria vince e io perdo. Perché lei non crede necessariamente sul serio al fatto che tutti coloro ai quali regala il sogno siano speciali. Ma è capace di farlo credere a loro. Maria incarna il machiavellico sogno del Principe; supera Lorenzo il Magnifico perché non ha un ghost writer: lei il copione se l’è scritto e se lo interpreta da sola. Si veste da sola, rifiuta sistematicamente le regole dello spettacolo e non si celebra, non indugia in moine, resta brechtianamente straniata. La insultano, è stridente, non c’entra nulla con la tv. E’ raccomandata, le dicono. Tutto vero, pare ribattere lei che non cambia una virgola, porta avanti le sue formule negli anni perfezionandole secondo un metodo scientifico. Spacca. Diventa potente. Quello che prima era “fuori posto” diventa marchio di fabbrica.

Non è un colpo di culo, è un sistema perfettamente collaudato. Maria De Filippi è diseducativa? Non lo so. So per certo che Maria De Filippi è lì perché la sua intelligenza (che può essere letta come strategia, costanza, scaltrezza) l’ha collocata sul Parnaso dei potenti. Chiunque liquidi la cosa come semplice “male moderno” perde una buona lezione sull’evoluzione. Perché l’evoluzione è spietata.

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