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Cellulare: “Uso scorretto può provocare tumore”, lo stabilisce il Tribunale di Ivrea

Cellulare: “Uso scorretto provoca tumore”, lo ha stabilito oggi 20 aprile una sentenza del Tribunale di Ivrea.

Per la prima volta viene dunque riconosciuta una correlazione tra l’uso scorretto del telefonino e lo sviluppo di un tumore al cervello. A renderlo noto gli avvocati Renato Ambrosio e Stefano Bertone: il Tribunale di Ivrea ha condannato l’Inail a corrispondere una rendita vitalizia da malattia professionale a un dipendente di un’azienda cui fu diagnosticato un tumore. L’uomo utilizzò per 15 anni il cellulare per più di tre ore al giorno.

La sentenza resa nota oggi risale in realtà allo scorso 30 marzo. Nel caso di specie trattasi di un tumore benigno non invalidante, che tuttavia per il giudice del lavoro del Tribunale di Ivrea, Luca Fadda, è stato causato dall’uso scorretto del cellulare. “Speriamo che la sentenza spinga ad una campagna di sensibilizzazione, che in Italia non c’è ancora”, ha affermato il legale del malato.

Protagonista suo malgrado di questa vicenda, Roberto Romeo ‘vincitore’ della causa, ha commentato così la sentenza: “Non voglio demonizzare l’uso del telefonino, ma credo sia necessario farne un uso consapevole … Ero obbligato a utilizzare sempre il cellulare per parlare con i collaboratori e per organizzare il lavoro. Per 15 anni ho fatto innumerevoli telefonate anche di venti e trenta minuti, a casa, in macchina. Poi ho iniziato ad avere la continua sensazione di orecchie tappate, di disturbi all’udito. E nel 2010 mi è stato diagnosticato il tumore. Ora non sento più nulla dall’orecchio destro perché mi e’ stato asportato il nervo acustico”.

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