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Centrafrica: 29 morti negli scontri e lo spettro del Ruanda

In Africa i presupposti per un’ennesima guerra ci sono tutti. Così come sono inequivocabili e ben visibili i segnali della crisi nella Repubblica Centrafricana. Più di 29 persone hanno perso la vita e  circa una quarantina sono rimaste ferite in seguito agli scontri interreligiosi scoppiati a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana. mappa repubblica centrafricana2

Questi dati li rende noti la Croce Rossa locale e Medici senza frontiere. Secondo un rapporto di Amnesty International nel Paese sono in corso crimini di guerra e contro l’umanità.  L’organizzazione rivela che, dall’inizio delle ostilità, sono morte più di 614mila persone. Purtroppo i morti si contano a migliaia e, da giorni, Missionari e Organizzazioni Non Governative continuano a denunciare che è in atto una guerra nella guerra.

Questa crisi dura dal marzo scorso e la questione religiosa sta diventando sempre più una variabile impazzita. Sempre Amnesty conferma la morte di mille cristiani nelle epurazioni fatte dalle milizie fondamentaliste che s’identificano con la coalizione Seleka. In contropartita le milizie cristiane, le cosiddette “anti-Balaka” hanno risposto ai raid nei villaggi con altrettanta determinazione e la situazione è sempre più fuori controllo con un’anarchia totale. Ieri, nella capitale Bangui, è arrivata Samantha Power, ambasciatrice Usa all’Onu che ha ricordato lo spettro del genocidio del 1994, in Ruanda. E alle autorità ha evidenziato la priorità assoluta di fermare un conflitto che diventa ogni giorno sempre più interreligioso.

 

 

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