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Cervello: perché non siamo razzisti verso i bambini?

Il nostro cervello non è razzista verso i bambini; che siano asiatici, africani o caucasici, resiste a ciò che è scientificamente conosciuto come effetto Ore – Other-Race Effect. A dimostrarlo è stato uno studio italiano condotto da una squadra di psicologi dell’Università Milano-Bicocca, pubblicato successivamente su Neuropsychologia e Science Daily. Valeria De Gabriele e Alice Madio Proverbio, autrici dello studio, spiegano: “Fino ad oggi l’effetto Ore, secondo il quale percepiamo con maggiore rapidità e facilità i volti del nostro gruppo etnico per motivi di familiarità, era considerato valido a prescindere dall’età di chi guardiamo“.

Questa situazione, spiegano le psicologhe, non capita quando ci si trova davanti il viso di un bambino fra i sei mesi e i tre anni. Difronte ai bambini, quindi la nostra risposta emotiva è automatica e proviamo senso di protezione e tenerezza. Per arrivare a questo risultato, durante lo studio le psicologhe hanno preso in esame 17 persone: è stato somministrato loro un test durante il quale, mentre guardavano immagini di bambini, venivano registrate le loro attività cerebrali.

Abbiamo registrato – hanno spiegato le psicologhe – una stimolazione della regione orbito-frontale del cervello, dove studi precedenti hanno localizzato il circuito del piacere, sorgente di stimoli positivi come l’amore materno o parentale, la quale è ricca di recettori per l’ossitocina, neuro-ormone alla base dei processi di attaccamento affettivo“. Dai dati è emerso come il nostro cervello sia effettivamente programmato per non provare alcun tipo di forma di razzismo nei confronti dei bambini, questo indipendentemente dal tipo di etnia.

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