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Cervello scongelato con successo: l’ibernazione potrebbe essere vicina

Nonostante il termine non sia del tutto appropriato, è stato “scongelato” un cervello ottenendo un enorme successo, ovvero le cellule cerebrali non hanno presentato danni: siamo forse vicini all’ibernazione?

Sulla rivista Journal of Cryobiology è stata pubblicata la descrizione di un grande traguardo raggiunto in materia scientifica: è stato infatti riportato a temperature normali e con successo un cervello che, in precedenza, era stato raffreddato a temperature bassissime. Per i profani si potrebbe parlare di un vero e proprio congelamento. La tecnica descritta sulla rivista scientifica di cui sopra è stata sviluppata da Gregory Fahy e Robert McIntyr, ricercatori dell’azienda 21st Century Medicine: gli studiosi hanno raffreddato un cervello di coniglio a – 135 gradi centigradi e, una volta “scongelato”, hanno notato come le cellule cerebrali non presentassero danno alcuno.

Ma com’è stato possibile? La tecnica messa a punto dai due ricercatori prevede di drenare il sangue per sostituirlo immediatamente con una sostanza che impedisce la formazione di cristalli di ghiaccio nei tessuti, in particolare è stata usata la molecola glutaraldeide che previene la disidratazione delle cellule. Ovviamente, siamo bel lontani da poter parlare di ibernazione: il cervello riportato a temperature normali, infatti, non ha potuto tornare a funzionare nonostante le cellule non avessero subito danni dal momento che la molecola usata risulta tossica. Nonostante questo, però, il risultato segna un passo avanti negli studi della conservazione dei tessuti a basse temperature tanto che lo studio ha ottenuto un premio di 26mila dollari dalla Brain Preservation Foundation.

(Foto: Lisa Alisa/Shutterstock)

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