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Cesare Battisti, 6 anni dopo il “no” all’estradizione: una vita vissuta sempre sul filo del rasoio

Una vita vissuta sempre sul filo del rasoio. Cesare Battisti, classe 1954, è nato a Cisterna di Latina, pur trascorrendo infanzia e adolescenza nella vicina Sermoneta. Divenuto militante dei Proletari Armati per il Comunismo, viene condannato all’ergastolo in Italia per quattro omicidi commessi tra il 1978 e il 1979, durante gli Anni di piombo.

Ma Battisti, detenuto nel carcere di Frosinone, riesce ad evadere e a raggiungere dapprima la Francia (dove, oltre a conoscere la sua compagna, termina un libro e si guadagna da vivere traducendo racconti noir dal francese) e poi il Messico. Cesare Battisti continua a proclamarsi innocente relativamente ai reati per cui ha ricevuto la condanna, seppure non prendendo mai le distanze del suo passato e dalla lotta armata.

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In molti ricorderanno il famoso caso giudiziario che nel 2009 ha appassionato (e diviso) l’Italia, quando l’allora ministro della giustizia brasiliano Tarso Genro rifiutò l’estradizione richiesta dall’Italia per l’ex terrorista, con la motivazione che Battisti potesse essere perseguitato nel paese natio per le sue idee politiche, e riconoscendogli lo status di rifugiato politico. Il 30 dicembre 2010 l’Avvocatura di Stato si esprimerà contro l’estradizione: decisione confermata dal Presidente Lula il 31 dicembre, ma giudicata “inaccettabile” dal governo italiano. Intanto l’ex brigatista riesce ad ottenere un permesso di soggiorno nel paese, che gli garantisce tutti i diritti dei brasiliani, ad eccezione del voto e della eleggibilità.

Di lui non si è più parlato fino allo scorso settembre, quando i suoi avvocati hanno manifestato il timore che l’attuale governo brasiliano, guidato da un nuovo presidente, possa rivedere la negazione all’estradizione.

In apertura: processo a Cesare Battisti – Archivio RCS (Wikimedia Commons)

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