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Cesare Cremonini: «Ero un imbecille, il successo stordisce! Ho rimesso i piedi a terra quando…»

Ospite della puntata di questa sera, 19 maggio 2019, di “Che tempo che fa” sarà Cesare Cremonini, cantante bolognese, classe 1980, che a pochi mesi dall’uscita di “Possibili Scenari per pianoforte e voce”, edizione speciale dell’album “Possibili Scenari” del 2017, ha annunciato sui social il suo nuovo tour negli stadi previsto per l’estate 2020. Chissà che l’intervista al programma di Fabio Fazio non sia l’occasione per svelare un nuovo singolo, raccontare di un album di inediti in cantiere o per dare ai fan qualche novità.

Cesare Cremonini nuovo tour in estate: «Il futuro è arrivato molto in fretta!»

Un artista proiettato al futuro, ma legato al passato. Un cantante, che ama reinventarsi Cesare Cremonini, come dimostra l’hashtag #CremoniniDueMilaVenti, che giustifica la decisione dell’ex leader dei Lunapop di rimettersi in gioco sul palco: «Significa che il futuro è arrivato molto in fretta ed è diverso da come ce lo eravamo immaginati. Io da bambino lo pensavo pervaso di sentimenti cosmici, rigurgitante di palazzi alti più delle nuvole e multiformi tra cui sarebbero sfrecciate automobili volanti, guidate da esseri umani identici l’uno all’altro. Immaginavo i cantanti del futuro ossessionati da pettinature bizzarre: l’unico modo rimasto per distinguersi l’uno dall’altro. 20 sono gli anni della mia vita in musica. 20+20 il mio primo fantastico tempo». Parimenti un artista che non dimentica le proprie origini: «Per me l’Emilia è uno dei luoghi più belli al mondo. Non solo sotto l’aspetto estetico, ma perché le radici sono forti e c’è il rispetto tra la gente. L’unico problema è che qui non si può stare a dieta!», ha affermato Cesare Cremonini in una recente intervista a Tv Sorrisi e canzoni. 

Cesare Cremonini e il rapporto esclusivo con Giorgio Gaber

Alla soglia dei quarant’anni il cantante, ospite della rassegna “Milano per Gaber”, ha riferito di avere un rapporto speciale con la musica del signor G: «Ero un imbecille, perché il successo ti stordisce. Solo quando ho rimesso i piedi per terra mi sono sentito impreparato al ruolo di cantautore. Avevo bisogno di trovare dei punti di riferimento e Gaber è stato uno di questi. Non ce l’avrei mai fatta se non avessi trovato le mie figure di riferimento sorveglianti, una sorta di angeli custodi. A San Siro avevo Gaber sulla spalla sinistra e Freddie Mercury su quella destra che mi assistevano!». 

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