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Change.org rimuove la petizione choc che invitava Paolo Ruffini a suicidarsi

La petizione lanciata qualche giorno fa su Change.org, “Paolo Ruffini deve suicidarsi”, è stata rimossa oggi pomeriggio dagli amministratori del sito. L’appello violento e carico d’odio che il popolo della Rete ha sottoscritto ai danni del popolare conduttore televisivo toscano chiedeva 50mila firme e in breve tempo ha raccolto 900 adesioni. Tantissimi gli utenti che, prima che venisse rimossa, hanno ‘firmato’ online l’assurda petizione che intimava al comico di suicidarsi, lasciando dei commenti dissacranti, irrispettosi e offensivi rivolti alla sua persona.Paolo Ruffini Colorado

Lo staff di Change.org ha immediatamente provveduto a rimuoverla perché l’uso di termini che incitano ad azioni violente è in palese contrasto con i termini di utilizzo della piattaformaSergio Cecchini, direttore della comunicazione di Change.org, ha così spiegato spiegato al Secolo XIX: “Ci sono termini di condizione d’uso previsti dalla piattaforma, tra questi la non istigazione alla violenza e il non usare un linguaggio di odio nei confronti di chiunque, che chiediamo di rispettare e che, invece, in questo caso non sono state rispettate, per cui abbiamo provveduto alla rimozione della petizione”. Paolo Ruffini non ha rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale in merito alla vicenda, tuttavia nella sua pagina Facebook ha ricevuto tantissimi messaggi di solidarietà. Change.org è una delle più grandi piattaforme di attivismo online sui temi più disparati che vanno dalla politica all’economia, ha raggiunto in queste ore i 2 milioni di iscritti in Italia e, in quanto aperta a tutti, può essere esposta al rischio di degenerazione nel linguaggio adottato dagli iscritti e a manifestazioni di violenza come quella in oggetto. Ma cosa c’è dietro questa malsana iniziativa ai danni dell’ex conduttore di Colorado? Probabilmente uno scherzo di dubbio gusto o forse un vero e proprio attacco personale con risvolti minatori. La cosa certa è che il suo non è l’unico caso di personaggio noto scelto come bersaglio da abbattere dal popolo web. Basti citare le numerosissime pagine Facebook aperte al solo scopo di infangare il celebre cantante napoletano Gigi d’Alessio o la sua compagna Anna Tatangelo, ad esempio.

O ancora si pensi ai commenti irripetibili, carichi di disprezzo, che gli utenti in Rete hanno lasciato quando il 5 gennaio scorso l’ex segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani è stato colpito da una emorragia cerebrale. Ciò che lascia sgomenti, di fronte a questi fenomeni, è l’assoluta facilità e superficialità con cui le persone cavalcano l’onda della violenza e del vituperio. Sempre Sergio Cecchini ha dato in merito una spiegazione condivisibile: “Tutto ciò è la dimostrazione che anche la Rete ha i suoi “anticorpi”, rappresentati dagli utenti stessi”.

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