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Change the game: Special Olympics Unified Football Tournament, un successo per tutti

Si è concluso ieri, presso il campo Pio XI dei Cavalieri di Colombo in via Santa Maria Mediatrice a Roma lo Special Olympics Unified Football Tournament, il torneo di calcio a 5 unificato denominato “Change the Game”, un claim che incarna un invito all’azione che nasce dal campo di gioco per lanciare un messaggio, oltre lo sport, di gioia e di speranza. Centoventi atleti con e senza disabilità intellettive, venuti da ogni parte d’Europa, sono stati protagonisti di un evento sportivo di caratura internazionale, ma non solo, sono stati anche promotori di un cambiamento culturale: le persone con disabilità intellettive oggi non sono più chiuse in casa o negli istituti, non sono più esonerate dall’attività fisica, anzi scendono in campo perché meritano di vivere pienamente così come chiunque altro. Tanto è stato fatto, e Special Olympics con più di 5.350.000 atleti e partner coinvolti nel mondo lo dimostra ma ogni qual volta si presentano stereotipi e pregiudizi, purtroppo ancora all’ordine del giorno, si compiono, tra frustrazioni e sofferenze, centinaia di passi indietro nel percorso che Special Olympics sta compiendo con lo sport da 50 anni a questa parte. Quale può essere allora la soluzione?

“L’unica cosa da fare in fondo – lo ha detto ripetutamente in questi giorni Tim Shriver, Presidente mondiale di Special Olympics e figlio di Eunice Kennedy, colei che nel 1968 fondò il Movimento – è uscire di casa e andare a giocare; questo è l’unico modo per realizzare i nostri sogni”. Ed il sogno di Special Olympics è quello di vivere in una società totalmente inclusiva dove non ci sia “più nulla di speciale” nel praticare sport unificato, nel condividere la propria vita, dentro e fuori il campo sportivo. Forum nazionale di Special Olympics Italia “We ChangetheGame with PlayUnified”, uno “spettacolo” di grande umanità e condivisione. Atleti e familiari si sono cimentati in una vera e propria rappresentazione teatrale raccontando le proprie storie di vita in un’atmosfera che ha riprodotto il calore di una casa: quella di Special Olympics che apre la porta al resto del mondo. Ciò che è emerso è proprio un urgente bisogno di normalità.

Le persone con disabilità intellettive vivono maturando bisogni per nulla speciali, quali, ad esempio, quello di essere accettati nel gruppo di amici, di vivere in autonomia senza genitori, di lavorare, di innamorarsi e, ancora, di fare sport e migliorare quando nessuno lo credeva possibile. Quello di cui hanno realmente bisogno, forse, è solo un’opportunità, una soltanto, e il risultato potrebbe essere straordinario. Un’inaspettata quanto straordinaria dimostrazione di ciò è avvenuta, venerdì scorso, 13 ottobre, quando Papa Francesco ha accolto in udienza privata le delegazioni del torneo. La piccola Gemma di soli 4 anni, atleta del programma Young Athletes, dopo aver consegnato in dono al Santo Padre un paio di scarpe rosse con il logo del Movimento si è arrampicata sulla sedia del vescovo, proprio accanto a Lui e li è rimasta per tutto il tempo restituendo al mondo un’immagine rivoluzionaria. Gemma, incoscientemente, è diventata il simbolo del senso profondo del “Change the Game”: avere il coraggio di cambiare prospettiva per cambiare la società. Una call to action rivolta a tutti, nessuno escluso.

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