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Charlie Hebdo, il New York Times controcorrente scrive: “In Usa i vignettisti sarebbero stati accusati di incitamento all’odio”

L’atteggiamento dei media statunitensi nei confronti dell’attentato alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo è stato molto prudente. I giornali americani, a differenza di altri giornali nel mondo, hanno scelto di non pubblicare le vignette dei giornalisti francesi. Un editoriale del londinese Financial times ha addirittura criticato Charlie Hebdo chiamandolo “stupido”, tanto da essere poi ritirato per le dure proteste di larga opinione pubblica.

In linea con questo approccio critico David Brooks opinionista del New York Times e docente alla Yale University in un editoriale dello stesso giornale si è così espresso: “I giornalisti di Charlie Hebdo sono celebrati come dei martiri della libertà di opinione, ma analizziamo meglio la questione: se avessero cercato di pubblicare il loro giornale satirico in qualsiasi università americana nelle ultime due decadi sarebbero durati 30 secondi. Gli studenti e le facoltà li avrebbero accusati di incitamento all’odio“.

Il professore Brooks ha invitato ad utilizzare questo shock per riflettere: “Mentre siamo mortificati per il massacro dei giornalisti e del direttore avvenuto a Parigi, è il momento per avanzare un approccio meno ipocrita nei confronti delle nostre figure più controverse, dei provocatori e degli autori di satira“, ed ha concluso: “Persone sagge e professori sono ascoltati con rispetto. Gli autori satirici sono ascoltati con disorientato semirispetto. I razzisti e gli antisemiti sono ascoltati attraverso un filtro di obbrobrio e mancanza di rispetto. Il massacro di Charlie Hebdo dovrebbe essere una occasione per porre fine ai codici dei discorsi. E dovrebbe ricordarci di essere legalmente tolleranti con le voci offensive, anche se siamo socialmente discriminati da esse”. Secondo questa parte dell’opinione pubblica americana è importante mantenere il rispetto dentro uno standard di civiltà anche quando si dà spazio alla satira.

Jeremy Menez

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