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Che cos’è il Jobs Act di Matteo Renzi

Jobs Act, un nome che evoca scenari americani, tutto nello stile cui ormai ci ha abituati: stiamo parlando di Matteo Renzi, neosegretario del PD e leader riconosciuto del centrosinistra che guarda oltre gli attuali scenari del governo di larghe intese. Il Job Act non è altro che un pacchetto di misure per il lavoro: non si tratta in tutti i casi di nuove proposte, come lascerebbe intendere il nome, anzi. Si tratta però di un disegno organico e fortemente influenzato dalle idee in tema di lavoro di una certa parte del centrosinistra italiano, ma anche di parte degli “addetti ai lavori”, a partire dai paladini della cosiddetta flexicurity.

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A partire dal reddito di cittadinanza, anche se la formulazione del pacchetto ideato dal segretario PD presenta alcuni aspetti innovativi rispetto alle proposte circolate in passato. Renzi parla infatti di “reddito minimo”, misura da affiancare ad una decisa revisione dei contratti di lavoro.

Contratto unico d’inserimento per i giovani. E’ il piatto forte del Job Act renziano: se da un lato si chiede maggiore flessibilità in uscita, dall’altro si punta ad una netta semplificazione delle forme contrattuali applicabili ai giovani sotto una certa età (30 anni?). Renzi propone infatti un contratto unico d’inserimento, a tempo indeterminato, per tutti i giovani al primo impiego, per il quale non varrebbe l’articolo 18.

Eliminazione contratti a progetto e altre forme precarie. Renzi propone anche la cancellazione della possibilità di stipulare contratti a progetto ai giovani privi di particolari esperienze di lavoro; per il momento Renzi ha fatto riferimento, senza entrare nel merito, anche a forme “precarie” che dovrebbero essere eliminate.

Il Jobs Act, secondo Renzi, dovrebbe contenere l’ennesima (ma questa volta profonda) revisione delle forme contrattuali, un piano di rilancio dei Centri per l’impiego pubblici, una nuova e più efficace riforma degli ammortizzatori sociali. Su questo punto c’è da chiedersi però che fine abbia fatto il pacchetto di misure approvato con la legge “Fornero” del 2012, tra cui l’Aspi: non avrebbe già dovuto mandare in pensione cassa in deroga e mobilità?

Insomma, sul tavolo del segretario PD sta prendendo forma una proposta molto articolata, che dovrebbe toccare anche il tema, caldissimo, delle pensioni d’oro. La vera domanda però è se riuscirà il leader democratico a disegnare un progetto credibile e non l’ennesima pasticciata revisione dell’esistente a cui purtroppo siamo stati abituati negli ultimi anni.

Written by Andrea Monaci

49 anni, è direttore editoriale di Urbanpost.it fin dalla sua fondazione nel 2012. Ha iniziato la sua carriera nel 1996, si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto per "Il Secolo XIX", "Lavoro e Carriere", "La Voce dei Laghi", "La Cronaca di Varese".

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