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Che tempo che fa: una lezione di teatro di un giovane novantenne Giorgio Albertazzi

Ieri sera, domenica 11 maggio, a “Che tempo che fa” c’è stato tra gli ospiti il 90enne Giorgio Albertazzi. Fabio Fazio gli ha fatto i complimenti per come porta bene i suoi anni e lui ha precisato che la mamma è morta a 101 anni, la nonna a 106 e lui insegue la vegliarda.  La conversazione verte sulla vecchiaia, sulla maturità e sul senso del ridicolo e inevitabilmente il discorso cade sul matrimonio e alla domanda dell’interlocutore di come va, lui ha risposto che si è sposato nel 2007, con la discendente dei Tolomei. Lei vive nella sua tenuta in Toscana circondata da cavalli e animali mentre lui vive tra Roma e le varie tournée. Ogni tanto si vedono e va bene così! Giorgio Albertazzi facebook2

Albertazzi ha anche detto che è stato più amato, di quanto lui stesso abbia amato e che non è mai piaciuto tanto come in questo momento. Si sente veramente un cult. Ricorda un fatto che gli è accaduto di recente quando una sessantenne, che non dimostrava i suoi anni, gli ha detto che avrebbe voluto spogliarsi nuda davanti a lui. Per un attimo si è sentito in imbarazzo e ha risposto con due cosa sbagliate: “Grazie” e “Vedremo”.

Ha detto che ha sempre con sé “Le Memorie di Adriano, capolavoro di Marguerite Yourcenar, ma ha confessato di non averlo mai letto tutto anche se lo sta portando da anni sulle scene. In questo momento della conversazione dice quello che lui pensa del teatro: “Che non è tanto importante la storia dei personaggi ma il peso che lo hanno nel contesto. Sono molto importanti le parole e anche i silenzi perché l’obiettivo del teatro è quello di far percepire un silenzio udibile. In conclusione Albertazzi, dopo la pausa pubblicitaria, rispondendo ad un gioco proposto da Fazio che gli chiedeva le quattro cose concrete e importanti della sua vita lui ha risposto: Villa dei Barenson, dove lavorava suo nonno, la coscia del cavallo che “gli ricorda altro”, il cavalluccio di legno regalo del papà e il profumo della professoressa di latino e greco. Alla fine l’oggetto della sua vita è senz’altro il parco di Villa Berenson.

 

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