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Chi è Settimo Mineo, erede di Totò Riina al vertice di Cosa Nostra

Era dal 1993 che i vertici di Cosa Nostra non si riunivano: il 29 maggio scorso è accaduto di nuovo. Dopo oltre venticinque anni i capi delle famiglie palermitane erano riusciti a rieleggere il vertice, il capo dei capi. Settimo Mineo, proprietario di una gioielleria in corso Tukory, 80 anni, secondo i magistrati di Palermo è lui l‘erede di Totò Riina. Le indagini condotte dalla Direzione distrettuale antimafia, guidata da Francesco Lo Voi, hanno portato al maxi blitz notturno e all’arresto di 46 malavitosi, boss e gregari, tra cui anche Mineo, definito “zio Settimo”: una vita vocata alla mafia. L’impianto accusatorio si fonda sui reati di estorsione consumata e tentata, con l’aggravante di avere favorito l’associazione mafiosa Cosa Nostra, fittizia intestazione di beni aggravata, porto abusivo di armi comuni da sparo, danneggiamento con incendio e concorso esterno in associazione mafiosa.

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Settimo Mineo: chi è il nuovo vertice di Cosa Nostra

Quella di Settimo Mineo è stata davvero una vita dedicata all’associazione malavitosa palermitana. Lo zio Settimo “è devoto” si diceva di lui tra le cosche siciliane, una devozione davvero incrollabile quella del boss di Pagliarelli, nemmeno durante gli undici anni di detenzione scontati a seguito dell’arresto avvenuto nel 2006. L’ingresso nel circuito processuale avvenne già negli anni settanta, a seguito della chiamata in causa del primo pentito di mafia, Leonardo Vitale: da quel momento l’Italia iniziò a conoscere l’incrollabile Mineo. Un secondo arresto nel 1982, nell’agguato rischiò la sua stessa vita e perse il fratello, Giuseppe Mineo, rimasto ucciso nell’operazione. Pochi mesi prima seppelliva l’altro fratello, Antonio, assassinato davanti alla gioielleria di famiglia. A condurre l’interrogatorio di garanzia, all’epoca, fu Giovanni Falcone al quale, sfrontatamente, il boss aveva riservato un “Non so di che parla, cado dalle nuvole”. L’inizio degli anni ottanta fu un momento di concitazione e disordini per la famiglia Pagliarelli ma Mineo non venne mai meno agli impegni di lealtà e devozione assunti nei confronti della cosca palermitana e seppe guadagnarsi la fiducia del capo de capi, Riina e dei suoi fedelissimi. Le dichiarazioni rese da Tommaso Buscetta e Contorno Salvatore gli costarono la condanna a 7 anni di reclusione, ridotti a 5 anni e mesi 4 in appello. Infine, nuovamente arrestato nel 2006 scontava una pena detentiva di 11 anni: ancora una volta, nessun cedimento.

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Le indagini che hanno smantellato la nuova Cupola di Cosa Nostra

Il fermo di indiziato di delitto è stato disposto dalla direzione distrettuale antimafia di Palermo  e successivamente eseguito con il maxi blitz diretto dal colonnello Antonio Di Stasio, in forza presso il nucleo investigativo del comando provinciale dei Carabinieri. Ad essere tratte in arresto sono 46 persone, l’accusa: associazione per delinquere di tipo mafioso. In particolare – dicono dal comando provinciale – “le indagini hanno consentito di: cogliere in presa diretta la fase di riorganizzazione in atto all’interno di Cosa Nostra;  documentare l’avvenuta ricostituzione della “nuova” commissione provinciale di Palermo;  trarre in arresto il “nuovo capo” della commissione provinciale, Settimo Mineo, capo del mandamento di Pagliarelli”. A coordinare lo svolgimento della complessa istruttoria un pool di magistrati composto dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Maurizio Agnello, Francesca Mazzocco, Amelia Luise, Dario Scaletta, Gaspare Spedale e Bruno Brucoli. Dopo la scarcerazione di Mineo (a seguito dell’arresto del 2006) il boss aveva ricominciato a intrecciare le fila per ricostruire i vertici dell’aggregazione e, il 26 maggio scorso, convocava i capi delle famiglie palermitane, desiderosi di rimettersi all’opera. Erano anni che la Cupola non si riuniva e questo perché solamente Riina avrebbe avuto l’autorità per indirne la convocazione. Morto il padrino di Corleone la figura di Mineo è emersa tra i fedelissimi e ha preso le redini per la riorganizzazione di una nuova era mafiosa. In discussione ci sono i grossi affari della mafia siciliana: traffico di droga e scommesse online, con un circuito di proventi che conta milioni di euro. I lavori preparativi per il summit malavitoso non sono sfuggiti alle intercettazioni della dda palermitana che, orchestrata da Di Stasio ha reso possibile lo smantellamento preventivo dell’organizzazione. Non è stato semplice espletare le indagini, soprattutto per via delle strategie cautelative che venivano scrupolosamente seguite da Mineo per evitare di essere intercettato. Il vecchio boss non utilizzava telefonini, non utilizzava automobili per gli spostamenti e si recava personalmente dalle altre famiglie della cosca per evitare riunioni eccessivamente affollate. Ma questo non è bastato e la scorsa notte il mandato del boss è giunto preventivamente al termine. Mineo aveva anche ottenuto il passaporto, per l’espatrio negli Stati Uniti, ma il visto gli è stato negato.

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