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Chi era Paolo Borsellino il Magistrato ucciso dalla mafia 27 anni fa

Oggi, venerdì 19 luglio 2019, ricorre il ventisettesimo anniversario della Strage di Via d’Amelio a Palermo, in cui persero la vita il magistrato Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto l’agente Antonino Vullo, che ha commentato così l’accaduto: «Il giudice e i miei colleghi erano già scesi dalle auto, io ero rimasto alla guida, stavo facendo manovra, stavo parcheggiando l’auto che era alla testa del corteo. Non ho sentito alcun rumore, niente di sospetto, assolutamente nulla. Improvvisamente è stato l’inferno. Ho visto una grossa fiammata, ho sentito sobbalzare la blindata. L’onda d’urto mi ha sbalzato dal sedile. Non so come ho fatto a scendere dalla macchina. Attorno a me c’erano brandelli di carne umana sparsi dappertutto!». E inferno fu sotto la casa della madre e della sorella del noto magistrato: ben 90 chili di esplosivo all’interno di una Fiat 126 che portò morte e distruzione.

Paolo Borsellino: dalla laurea in Giurisprudenza alla carica di magistrato

In occasione del 27°anniversario della strage vogliamo ricordare insieme chi è stato Paolo Borsellino e cosa ha significato e significa ancora oggi per il nostro paese. Nato il 19 gennaio 1940 a Palermo, quella stessa città che si sarebbe rivelata poi la sua tomba, assieme al collega e caro amico Giovanni Falcone, Borsellino è considerato una delle personalità più importanti nella lotta alla mafia in Italia e a livello internazionale. Un sodalizio quello tra Falcone e Borsellino nato molto tempo prima che i due intraprendessero la dura battaglia contro Cosa Nostra: si conobbero nel quartiere popolare della Kalsa, durante una delle tante partite a calcio. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano quasi coetanei, il primo era più grande di lui solo di otto mesi. Stima, affetto e un profondo senso della giustizia li legava. Tant’è che quando pensiamo all’uno, oggi, irrimediabilmente pensiamo all’altro e li vediamo insieme sorridenti come in quello scatto oramai arcinoto che li mostra uniti e complici. Dopo aver frequentato le scuole dell’obbligo Borsellino, futuro magistrato, si iscrisse al liceo classico “Giovanni Meli” di Palermo. Durante gli anni del liceo Borsellino diventò direttore del giornale studentesco “Agorà”. L’11 settembre 1958 si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Palermo: non fu che il primo passo. Il 27 giugno 1962 si laureò con 110 e lode con una tesi su “Il fine dell’azione delittuosa” con relatore il professor Giovanni Musotto. A pochi giorni di distanza dalla discussione la morte del padre Diego noto farmacista e proprio per non perdere l’attività del papà e attendere che la sorella Rita si laureasse, Borsellino si impegno personalmente con l’ordine dei farmacisti. Non furono certamente anni facili né dal punto di vista emotivo né economico: durante quel periodo la farmacia fu data in gestione per un affitto all’epoca bassissimo.

Il matrimonio con Agnese, l’esperienza del pool antimafia e il periodo all’Asinara, poi il maxi processo a Palermo

Il 23 dicembre 1968 una delle prime grandi gioie: il matrimonio con Agnese Piraino Leto, figlia di Angelo Piraino Leto, a quel tempo magistrato, presidente del tribunale di Palermo. Dalla moglie Agnese ha avuto tre figli: Lucia (1969), Manfredi (1971) e Fiammetta (1973). Nel 1963 Borsellino vinse un concorso e riuscì a diventare il magistrato italiano più giovane in Italia. Quello che seguì è cosa nota, è storia: l’esperienza del pool antimafia, il periodo all’Asinara per motivi di sicurezza e il maxi processo a Palermo, che cominciò in primo grado il 10 febbraio 1986, presso un’aula bunker appositamente costruita all’interno del carcere dell’Ucciardone a Palermo per accogliere i numerosi imputati e legali e che si concluse il 16 dicembre 1987 con 342 condanne, tra cui 19 ergastoli.

L’attentato e i funerali: 10mila persone per rendere omaggio al giudice

Poi gli attentanti nei primi anni Novanta e l’atto finale: la strage di Via d’Amelio. In realtà in un’intervista di qualche giorno prima Borsellino si definì «un condannato a morte». Il 24 luglio 1992 una folla commossa, circa 10.000 persone, partecipò ai funerali privati di Borsellino: la famiglia rifiutò categoricamente il rito di Stato perché convinta che il governo non avesse fatto abbastanza per proteggere il magistrato, marito stupendo e padre esemplare. La salma di Borsellino è stata tumulata nel Cimitero di Santa Maria di Gesù a Palermo.

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Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di UrbanPost. Nasce a Frosinone il 13 febbraio del 1991, quando in Ciociaria la neve non si vedeva da anni e l’Italia tirava un sospiro di sollievo per la fine della guerra del Golfo. Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il brillante percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi", “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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