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Chiesa cattolica e politica: ecco cosa è rimasto del messaggio di don Luigi Sturzo 96 anni dopo

Era il 18 gennaio 1919 quando Don Luigi Sturzo lanciò “l’Appello ai Liberi e Forti”, il documento che istituì il Partito Popolare Italiano aprendo una via all’impegno dei cattolici in politica.

Un esperimento eccezionale permise al sacerdote siciliano di unire varie correnti politiche – dai conservatori nazionali ai clerico-moderati, dai cattolici sindacalisti alle leghe contadine – sotto un’unica bandiera: senza sfidare la Santa sede tanto meno confondere politica e religione, ma cercando di mettere in atto un processo “preparatorio” a riforme istituzionali e sociali di cui si avvertiva l’urgenza in quel particolare momento storico. In altre parole, creando un partito “dal basso”, che facesse prendere coscienza alle masse cattoliche del loro valore sociale e culturale, senza essere necessariamente un’emanazione della Chiesa Cattolica.

Ma quali principi conteneva nel dettaglio il programma pronunciato il 18 gennaio? La moralità pubblica, la libertà d’insegnamento, una legislazione assistenziale a supporto del lavoro, lo sviluppo del Mezzogiorno, l’introduzione del voto femminile, il riconoscimento delle organizzazioni sindacali, la riforma tributaria, il disarmo universale e l’abolizione dei trattati segreti. Un partito – come aveva scritto Gabriele De Rosa – che avrebbe voluto portare alla “riqualificazione” delle classi subalterne, non più relegate ai margini della dialettica dello Stato. Un partito che per lo stesso principio si opporrà alla violenza fascista, pagando (anche) con l’esilio del suo fondatore.

Ma da Londra Sturzo continuò a guidare moralmente il partito, invitando con le sue lettere a non cedere al compromesso: essendo certo che la sua voce, anche se spenta, sarebbe rimasta “ammonitrice per la moralità”.

Perché “la missione del cattolico in ogni attività umana, politica, economica, scientifica, tecnica artistica è tutta impregnata di ideali superiori”. Perché se il senso del divino manca, la politica può trasformarsi in “mezzo di arricchimento” e l’economia arrivare pericolosamente “al furto e alla truffa”. Lasciando ai posteri una premonizione, oggi dannatamente attuale: che la mafia sarebbe diventata più disumana e crudele, risalendo dalla Sicilia l’intera penisola e forse oltrepassando le Alpi.

Ora non resta a me dire cosa è rimasto di quel messaggio.

 

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