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Cig in deroga: 800 milioni di euro in arrivo. E poi c’è l’Imu

Il rifinanziamento della  cassa integrazione in deroga è uno dei nodi cruciali che il Consiglio dei Ministri dovrà necessariamente sciogliere nella giornata di domani (venerdì, Ndr). L’altro è l’Imu, nelle sue molteplici sfaccettature. La copertura per la cig in deroga però, non sembra poter raggiungere il miliardo e mezzo di euro chiesto dai sindacati. Secondo il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Graziano Delrio, non si andrà sotto gli 800 milioni di euro. Per il suo collega Enrico Giovannini, a capo del dicastero del Lavoro, forse, si potrà raggiungere il miliardo di euro. Poi però l’ammortizzatore sociale andrà profondamente rivisto. Il passaggio è dato da Giovannini come obbligatorio e il governo si sarebbe già mosso preventivamente in tal senso.  L’esecutivo di Letta infatti starebbe pianificando una riforma strutturale. Lavoro Italia

La questione Imu è  politicamente ancor più complicata. Berlusconi e il Pdl da sempre ne chiedono l’abolizione (e la restituzione, per l’importo versato dai cittadini nel 2012), ma probabilmente domani si deciderà per lo slittamento a settembre della prima rata sull’abitazione principale. Poi si vedrà. Il Centro-destra però vorrebbe che lo slittamento  della rata riguardasse anche i capannoni industriali. Le imprese italiane sono, per così dire, una vera manna per l’Imu.  Stando ad un recente documento diffuso dal Ministero delle Finanze infatti, la metà dell’intero gettito  proveniente dall’Imposta municipale propria 2012 (quasi 12 miliardi, su 23 totali), sarebbe stato versato dalle aziende. L’importo totale incassato dallo Stato dalla tassa sull’abitazione primaria, nel 2012 è stato di circa 4 miliardi di euro. Quindi,  rimandare la rata di giugno sulla prima casa (la tranche iniziale di quei 4 miliardi)  e far scivolare in avanti quella sugli edifici industriali, è cosa ben diversa.  Nel secondo caso si tratterebbe infatti di “congelare” un introito di circa 7 miliardi di euro.  I calcoli sono stati  effettuati direttamente dal Ministero del Tesoro.

L’ipotesi di sospensione dell’Imu sulle imprese però, aveva recentemente trovato il favore anche del Presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. Di conseguenza, vedere la richiesta di abolizione dell’Imu, o comunque di una sua sospensione,  come una mera battaglia politica, è probabilmente fuorviante. Anche perchè, almeno così come è strutturata ora, nemmeno il Pd è a favore della tassa sugli immobili (i Democratici infatti guerreggiano, ad esempio, sull’esenzione al No profit e sulla revisione delle aliquote per le case soggette ad affitti concordati). Il problema in ogni caso è tragicamente banale. Se i soldi non ci sono, come può lo Stato abbassare le tasse e quindi rinunciare ad un’entrata, per giunta di una certa consistenza? Però, a ben vedere, la domanda potrebbe anche essere un’altra. Se non si rimettono i volgarissimi soldi nelle tasche dei cittadini, come si può pensare di ritornare a crescere, attraverso ad esempio l’aumento dei consumi, quindi della domanda interna che a sua volta stimola l’occupazione?  Come se non bastasse, al governo presieduto da Enrico Letta, toccherà a breve affrontare un altro spinoso problema, quello del (non) aumento dell’Iva dal 21 al 22%, previsto per luglio. Un provvedimento questo che, secondo sindacati ed associazioni di settore, non farebbe altro che deprimere ulteriormente i consumi e, quindi, l’economia del Paese.

photo credit: ManImMac via photopin cc

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