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Cina, basta figli unici

Una rivoluzione familiare è quella che sia appresta a vivere la Cina, dopo la decisione delle autorità cinesi di stoppare la “politica del figlio unico”, introdotta trent’anni fa – pochi anni dopo la morte di Mao Tse-tung – da Deng Xiao Ping.

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La norma, adottata per tenere sotto controllo la crescita demografica del paese più popoloso del mondo, vieta alle coppie di avere più di un bambino. Esistono tuttavia delle eccezioni, come per le minoranze etniche o per le coppie che vivono in aree rurali che abbiano avuto come primo figlio una bambina.

In questi giorni è stata formalizzata la decisione della corte suprema di Pechino, che nei mesi scorsi si è espressa a favore di un allentamento sul controllo delle nascite consentendo alle coppie con un figlio di averne due.

L’altra grande novità riguarda l’abolizione dei campi di lavoro e rieducazione. La pratica repressiva, introdotta nel 1957, consentiva di detenere persone dopo la sola decisione della polizia, fino a quattro anni. Il sistema di detenzione è stato più volte denunciato dalle organizzazioni per la difesa dei diritti umani, e nella storia del paese è stato utilizzato principalmente dalle autorità locali soprattutto contro la corruzione.

È la Nuova Cina News Agency a riferire che la decisione è stata formalizzata, dopo essere stata approvata dal comitato permanente del Congresso nazionale del popolo (Anp). Anche se le organizzazioni umanitarie sono le prime a temere che i campi di lavoro possano persistere sotto un’altra etichetta.

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