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Cineteca di Bologna: 150 anni del CAI. Regimi, montagna e alpinismo

Nell’ambito delle iniziative organizzate dalla Cineteca di Bologna, il 14 Maggio 2013 si è voluto ricordare in chiave cinematografica il 150° anniversario del CAI offrendo la proiezione gratuita de “La bella maledetta”, film del 1932 girato dalla regista tedesca Helene Bertha Amalia Riefenstahl (Berlino, 22 agosto 1902 – Pöcking, 8 settembre 2003), detta Leni.

150 anni cai

Nota come “la regista del Nazismo” a causa della sua stretta amicizia con Hitler – che, dopo la proiezione di questo film, vide in lei un utile strumento di propaganda per diffondere gli ideali wagneriani di bellezza, forza e potenza–, nel dopoguerra si dedicò alla fotografia ed all’attività di documentarista.

Con questo film, la cui ambientazione ci porta negli straordinari paesaggi del Cadore, la Cineteca di Bologna ha voluto rendere omaggio al cosiddetto “Cinema della Montagna”.

La bella maledetta
(Das blaue Licht, “La luce blu”, Germania 1932), regia di Leni Riefensthal
La “Historia della Junta”, trascritta a mano su un libro antico che ricorda un magico grimorio, narra le vicende di una selvatica ragazza, povera e sfortunata, creduta strega dai suoi stessi compaesani: in realtà, è proprio la bellezza di Junta e la straordinarietà del suo rapporto misterico con la natura, ad ingenerare insani desideri di possesso nelle anime aride degli abitanti del villaggio e a condannarla all’emarginazione prima, alla morte poi. La contaminazione fra natura e civiltà estingue definitivamente la ragion d’essere della bella Junta, che si lascerà morire scivolando dalla parete rocciosa dell’amato Monte Cristallo, ormai spogliato dagli avidi valligiani di tutte le sue pietre preziose – lucenti cristalli dagli incredibili riflessi blu.

la bella maledetta

Soggetto di grande fascino, da collocarsi a pieno titolo nel misticismo nazionalistico proprio dello spirito volkisch (soprattutto nel suo sentimento ecologista ante litteram, di vero rapporto mistico con la terra), del quale la Riefenstahl è qui staffetta artistica: la regista (attrice protagonista del film, nei poveri panni della selvaggia Junta), si fa interprete di un tripudio di romantico sentire espressionista, pur non riuscendo a creare che una deprimente sceneggiatura –  povera di intuizioni vincenti così come di abile tecnica – ed offrendo una recitazione ossessiva e retorica, caratterizzata stucchevolmente dall’enfasi tipica del muto, saldamente ancorata in un film che muto non è.

Tutto è demandato quindi alla stupefacente bellezza del paesaggio, dove la fotografia rende giustizia allo spettatore con inquadrature emozionanti, ricalcando anche visivamente il messaggio racchiuso nel film: la preziosa inalienabilità della natura, in contrasto con la deflagrante violenza della presenza umana civilizzatrice.

Leggi la trama completa che ho scritto su Wikipedia:

http://it.wikipedia.org/wiki/La_bella_maledetta

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