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Ciriaco De Mita: “L’Italia sta attraversando uno dei periodi più neri della sua storia”

«Io ricordo bene quando ci furono per la prima volta le elezioni amministrative al mio paese: vinse un populista, che mi ricorda tanto qualcuno, e persero la Dc ed il Pci. Durante i festeggiamenti in piazza la folla, che voleva inneggiare contro i dottori e gli avvocati, si lanciò in un coro: “Abbasso la cultura”». Ciriaco De Mita tra la storia della ‘sua’ Prima Repubblica e le attuali vicende, utilizza questa similitudine per parafrasare le sue impressioni su quanto oggi stia accadendo in Italia.

Ciriaco De Mita

Stoccate per tutti, lasciando solo intendere, però, chi fossero i diretti interessati, come rientra nel suo stile, ormai da «libero pensatore che oggi osserva il mondo come se fosse di altri e prova a capire le cose come avvengono». Presente all’Antico Caffè Greco di via Condotti a Roma, ospite della fondazione “Roma Europea” per presentare il suo libro “La storia d’Italia non è finita”, utilizza la Bibbia per spiegare perché la storia del Belpaese non è finita, ma sta attraversando uno dei periodi più neri: «Le tenebre non sono mai così intense come prima dell’aurora».

Ripercorrendo la storia d’Italia non ha potuto fare a meno di parlare del presente, anche perché durante le vicende legate all’elezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica per la seconda volta è stata da molti rievocata quella di Oscar Luigi Scalfaro. Ma lui, protagonista di quei giorni spiega: «E’ un errore dire che l’elezione di Scalfaro è avvenuta per l’assassinio di Falcone. Scalfaro fu un nome concordato. Concordammo di scegliere chi aveva più consensi tra i partiti e Scalfaro lo scelsero i comunisti invece di Spadolini».

Oggi, invece, le cose sono diverse, per l’incapacità dei partiti di leggere ed interpretare il presente e di indirizzarlo, di spingerlo. Tutto ciò ha portato alla situazione attuale: «Oggi è eletta una massa di incompetenti. I partiti servono anche come luogo di formazione politica. Se dovessi dire se le possibilità ci sono di salvare la democrazia rappresentativa io ne vedo poche. E non ci sono nemmeno i luoghi preposti per verificare che questa condizione cambi». Un cambiamento che dovrebbe trovare forza nei partiti che, invece, hanno perso la spinta propulsiva dell’Illuminismo, portando il Paese alla deriva.

«Gli ultimi episodi» spiega, infatti, l’ex presidente del Consiglio, «sono segnale non di novità ma l’ultimo barlume di un mondo che si spegne. Siamo all’interno di una realtà che si è trasformata. Ho l’impressione che alcune cose che ci meravigliano sono fiammelle che si spengono. E difficile individuare il futuro perché ci vorrebbe consapevolezza della ricerca del possibile».

Sarebbe stato bello chiedere al leader di Nusco quanto, invece, quello che lui stesso ha definito il “Metodo De Mita”, che portò all’elezione al Colle di Francesco Cossiga grazie ad un accordo – come ha spiegato lui stesso a Concita De Gregorio su La Repubblica -, «dando qualcosa indietro a chi aveva i voti che servivano», sia stato applicato nella riconferma di Napolitano al Quirinale e come, quindi, interpretando gli ultimi giorni in chiave “Metodo De Mita” si sarebbe formato il governo. Ma purtroppo, da un lato l’incontenibile arte oratoria di De Mita, dall’altro la platea affascinata da questa ed incapace di arginarla, non hanno consentito di lasciare tempo per la parte del convegno dedicata alle domande del pubblico.

E’ d’obbligo riportare un piccolo siparietto. Prima dell’inizio dell’incontro il saluto di un collega di vecchia data, Paolo Cirino Pomicino, che non riconosciuto all’ingresso da una giovane hostess dell’evento, ha dovuto ripetere più di una volta il suo nome (senza, ovviamente, scomporsi o lasciarsi andare in sceneggiate del tipo “lei non sa chi sono io”), segno – come ha fatto notare con una certa soddisfazione stesso una signora di mezza età della ‘Roma bene’ alla giovane ragazza dopo che Pomicino si è allontanato – che i tempi in cui ai vertici Dc gli si apriva ogni porta sembrano ormai superati.

Written by Enzo Ranaudo

Campano, irpino. Laureato in Scienze della Comunicazione. Appassionato di musica e di calcio ed attento osservatore dello scenario politico e delle dinamiche sociali. Da anni collaboratore di numerose testate on-line e diversi quotidiani

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