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Cnn: dimissioni per un Premio Pulitzer e altri due professionisti per sospetta fake news, Trump gongola

Nell’ultimo anno il “fake news affaire” ha scatenato l’ira del neo presidente degli Usa, che si è scagliato ripetutamente contro i giornalisti di varie testata accusandoli di produrre notizie fasulle. Se la guerra con il NY Times per Trump è pressoché infinita, anche la Cnn è stata più volte bacchettata dal Tycoon. Questa volta ad abbassare la testa e chiedere scusa è stata la potente emittente televisiva che ha perso tre dei suoi giornalisti di punta che si sono dimessi a causa di un articolo in cui si ipotizzavano dei legami con il Cremlino da parte Anthony Scaramucci, membro del team di transizione dell’amministrazione Trump. L’articolo pubblicato sul sito online della Cnn – e mai ripreso dai tg – era stato prontamente ritirato dopo 24 ore con tanto di scuse a Scaramucci per aver fondato l’accusa esclusivamente citando una fonte anonima. La Cnn non intende accettare la teoria di aver proposto una fake news, piuttosto sottolinea che il pezzo non si conforma ai suoi standard editoriali; perciò non nega l’ipotetica veridicità del contenuto dell’articolo, semplicemente ammette che non sia sufficientemente solido. La nota del direttore recita: “Il 22 giugno, il sito Cnn.com ha pubblicato un articolo sui presunti legami di Anthony Scaramucci con un fondo di investimento russo. Questa storia non risponde ai criteri editoriali dell’emittente ed è stata ritrattata. I link che collegano all’articolo sono stati disabilitati. La Cnn si scusa con Scaramucci.”

E fin qui possiamo dire che si tratti di ordinaria amministrazione, non fosse che i tre giornalisti messi alla berlina non sono esattamente gli ultimi arrivati. Appartenenti all’unità investigativa della CNN si tratta di Thomas Frank, giornalista di fama internazionale che è stato candidato al Premio PulitzerEric Lichtblau – che il premio Pulitzer l’ha vinto per il lavoro fatto nel 2006, ovvero un serie di articoli dedicati alle registrazioni telefoniche illegali autorizzate da George W. Bush dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001 – e  Lex Haris, capo dell’unità investigativa di Atlanta. Insomma tre professionisti affermati che di casi scottanti ne hanno visti tanti e per la professionalità con la quale li hanno trattati hanno ricevuto riconoscimenti di portata mondiale. Mentre Scaramucci si congratula pubblicamente con la Cnn per come ha gestito la situazione, Trump trova l’assist per rincarare la dose e accusare i giornali di essere contro di lui e diffondere Fake News. Inutile negare che, data la levatura dei giornalisti coinvolti, ci si chiede se la caccia alle streghe legate a possibili fake news non stia scappando di mano sul versante opposto, ovvero stanare ad ogni costo l’errore giornalistico che – per carità – può starci eccome, ma da professionisti del genere pare oggettivamente strano. Anche perché in questo caso a cadere nel medesimo errore sarebbero stati in tre, non uno soltanto.

Ad ogni modo c’è una sfumatura in questa storia alla quale va data attenzione: la Cnn non ha sconfessato quanto scritto dai giornalisti, bensì ha parlato di “prove non sufficienti” per rendere autorevole l’articolo dando un esempio di grande professionalità e rigore. Resta un grande punto interrogativo su questa vicenda ma soprattutto ci sono un premio Pulitzer e un candidato Pulitzer accusati di aver prodotto una fake news dal Presidente degli Stati Uniti. Sarà interessante, alla fine dei giochi, vedere quale dio cadrà perché è chiaro che siamo soltanto al primo capitolo.

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