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Coez presenta il nuovo album “Niente che non va”: presto un tour in Italia [INTERVISTA E FOTO]

Tutto tranne che snob. Per conoscerlo in tutta la sua semplicità basta scorrere la sua pagina personale su Facebook o ascoltare uno dei pezzi tratti dall’ultimo album “Niente che non va“. Lui è Silvano Albanese, noto ai più come Coez e nato a Nocera Inferiore nella calda estate dell’estate 1983. Una passione per la musica venuta fuori all’età di 19 anni, quando insieme ai due amici Franz e Nicco, compagni alla Scuola Cinematografica, dà vita al primo progetto rap. “Il mio primo approccio alla musica è più un avvicinamento alla scrittura, poiché non ho mai suonato uno strumento – racconta Coez a Urban Post – Avrò avuto circa 18 o 19 anni quando è iniziato tutto“.

La strada è lunga e Coez, prima di intraprendere la carriera da solista, passa per il gruppo Circolo Vizioso, fondato da lui e i due compagni della Scuola, per poi arrivare alla band dei Brokenspeakers. Nel 2009 ecco il primo progetto da solista “Figlio di nessuno” mentre nel 2013 è tempo per il secondo album “Non erano fiori“, che musicalmente traduce un malessere dell’artista dalle motivazioni sconosciute. Una negatività che viene spazzata via, insieme al vecchio rap, dai brani di “Niente che non va“, album uscito qualche giorno fa.

 

Silvano, sei passato dal rap al pop. Come è cambiato nel tempo il tuo stile musicale? 

Intraprendere la strada del rap non implica una grande conoscenza da parte dell’artista di nozioni ben precise. Parte tutto dalla scrittura e io negli anni ho aggiunto più melodia fino ad arrivare a quest’ultimo disco, che viene definito da qualcuno come il “disco della maturità”, forse per il fatto di aver abbandonato totalmente la scrittura hip hop”.


Per tanti sei un nuovo artista, nonostante tu abbia una grossa carriera alle tue spalle. Come mai? Ti aspettavi di arrivare fino a qui?

Beh, in realtà io faccio musica da dieci anni e a Roma, quando organizzo concerti, ho un grosso seguito. Quindi me l’aspettavo. Le radio ormai si ostinano a non passare i brani di artisti che potrebbero avere un seguito dieci volte maggiore rispetto a quello che hanno. Si creano poi questi mostri sul web, che hanno un loro seguito di nicchia, ma che se venissero spinti dalla radio o dalla televisione crescerebbero di più. La gente che vive ascoltando radio e tv naturalmente non ti conosce“.

Come ti sei fatto strada nel mondo della musica?

Come ben sapete, non vengo da un talent ma ho fatto la solita gavetta. Suonavo nei centri sociali, attaccavo manifesti e dormivo a casa della gente. A quei tempi avevo l’età per farlo, ma ora chiaramente non farei una cosa del genere. Non rimpiango quella fase, anzi ne sono contento e la ricordo in maniera positiva. Poi è arrivata la casa discografica Carosello,  che ha puntato sulla carriera di un artista, cosa che ormai non fa più nessuno“.

Prossimi progetti?

Faremo un tour, un pre tour, da gennaio a settembre. E spero di non fermarmi mai“.

Qualche fan ironicamente ti paragona a Cesare Cremonini, forse per la vostra somiglianza fisica. Che ne pensi?

Ogni disco che faccio è così! Il disco precedente ero Nesli a ancora prima Daniele Silvestri. Ma è normale – ride – quando arriva qualcosa di nuovo il pubblico ti etichetta in qualche modo, paragonandoti a qualcuno“.

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