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Come diventare criminologo: perché il male affascina? Intervista alla criminologa Bruzzone

di Michela Becciu – “Una professione difficile ma appassionante”, così la dottoressa Roberta Bruzzone nel parlare della sua attività di criminologa, che, come lei stessa riconosce, appassiona sempre più persone (soprattutto donne) che le chiedono consigli e dritte sull’iter da seguire per poter svolgere questo mestiere.

“Qual è la qualità imprescindibile per diventare un buon criminologo?” “La serietà”, ci risponde la nota psicologa forense. Una disciplina, la criminologia, che affianca sempre più l’investigazione: i casi di cronaca (l’omicidio Yara Gambirasio, il caso Melania Rea, i delitti Sarah Scazzi e Loris Stival, solo per citarne alcuni) che più hanno colpito l’opinione pubblica, e di cui la stessa Bruzzone si occupa in prima persona, sia nelle vesti di consulente di parte che di opinionista in tv, ne sono la prova. Approfondimenti di cronaca nera e giudiziaria dominano infatti i palinsesti televisivi, forti del largo consenso di pubblico che da anni ormai mostra un trend ascendente.

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La figura professionale della nota esperta è quella del “criminologo investigativo” che, “proprio come indica la definizione stessa, si occupa di investigazione soprattutto nei crimini di matrice violenta (omicidio, stalking e violenza sessuale). I criminologi investigativi “sono dei professionisti che, grazie alle competenze in area tecnico-scientifica e psicologico-forense, sono in grado di applicare strumenti conoscitivi criminologici “tradizionali e non” al mondo delle investigazioni criminali”. Il criminologo deve cercare la verità, riuscendo ad “entrare nella mente criminale e comprenderne il funzionamento, con una vasta esperienza in ambito investigativo e capace di processare le informazioni raccolte sulla scena del crimine secondo una logica stringente in cui i fatti, e soltanto quelli, la fanno da padrone”.

Il percorso di studi da seguire per diventare criminologo passa anzitutto da una laurea in psicologia “o, in subordine, in giurisprudenza o in medicina. Questi sono i percorsi di studi che consentono realistiche possibilità di accesso alla professione (la laurea in Psicologia in primis)”. A domanda “Quali sono quindi gli sbocchi professionali per un criminologo investigativo?”, Roberta Bruzzone risponde: “Si può lavorare sia per la magistratura, sia per la difesa, sia per la parte civile. Sono diversi i possibili interlocutori professionali. Spesso infatti vengo nominata proprio dalle famiglie delle vittime in varie tipologie di casi per fare chiarezza nelle vicende che hanno riguardato tragicamente un loro congiunto. Non solo nei casi di omicidio ma anche nei casi di persone scomparse e di “morte equivoca” (presunto suicidio)”.

Prima di congedarci, abbiamo rivolto alla Bruzzone un’ultima domanda: “Perché il male affascina così tanto?”. Ecco cosa ci ha detto: “Perché è una parte nascosta di ciascuno di noi, il lato oscuro ce l’abbiamo tutti. Quella componente, quindi, attira; sia perché, effettivamente, in qualche modo richiama gli istinti violenti che albergano in ciascuno di noi, sia perché comunque l’essere vittima è qualcosa che può capitare a tutti, perché se vede tutte queste vicende riguardano persone ‘normalissime’ …”. “Ci si immedesima, quindi?”, “Sì, certo, c’è comunque un processo di identificazione collettiva su questo tipo di vicende …”.

 

Fonte: “Come diventare criminologo” di Roberta Bruzzone su www.robertabruzzone.com

 

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