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Come funziona la tassa di soggiorno in Italia

Chiunque frequenti alberghi e B&B in Italia, si è ritrovato a dover pagare, in aggiunta al costo della camera, una tassa di soggiorno. Costi supplementari non sono ovviamente mai graditi, soprattutto se ci si trova in località turistiche già abbastanza dispendiose, ma cerchiamo di capire il perché di questa imposta e le sue modalità.
La tassa di soggiorno è attiva nelle principali città italiane (ma è spesso presente, secondo diverse regolamentazioni, anche all’estero) in alberghi e residenze turistiche e ha importi variabili per regione e per tipologia di dimora. In alcune località le tariffe sono calcolate in percentuale rispetto alla cifra pagata per il pernottamento, in altri casi la tassazione è fissa. Per gli alberghi, l’importo dovuto aumenta di solito con il crescere delle stelle, da un minimo di 1 euro ad un massimo di 5 euro per notte. L’imposta quasi sempre deve essere calcolata per tutta la durata del soggiorno, ma in certi casi è limitata ad un numero massimo di notti, superate le quali non è più richiesta.

Sono attive alcune esenzioni, che riguardano fra gli altri i minorenni, i militari, i disabili, gli studenti fino a 26 anni, o parenti di persone che stanno effettuando una degenza in un ospedale nella stessa località.
In generale la situazione è molto variabile e quindi non è facile districarsi fra le diverse norme e non offre certo al turista un esempio di chiarezza.
Fra le città più care svetta Roma, seguita da Venezia, Firenze e Milano. Mediamente le tariffe risultano più alte rispetto a quelle estere.

Anche se gestita in maniera poco efficiente, l’imposta di soggiorno ha comunque una sua finalità importante, ovvero alimentare le casse dei Comuni per finanziare servizi atti a incrementare il turismo stesso. Non sempre però le procedure si svolgono correttamente e il rischio di errori o mancati versamenti da parte delle strutture alberghiere è alto.
Inoltre si rende sempre più necessario uniformare i criteri di valutazione fra differenti tipologie di strutture, come per esempio fra alberghi e case vacanze poiché, mancando per queste ultime il criterio delle stelle, le disparità nella quantificazione degli importi applicati possono essere significative.
Per ovviare a queste e altre problematiche è stato creato PayTourist, un servizio che permette la diretta riscossione delle tasse di soggiorno e il loro automatico versamento ai Comuni. Attraverso un attento lavoro di analisi del mercato e di comparazioni dei costi, sarà anche possibile rendere più omogenei i livelli di tassazione, anche in ambiti ricettivi diversi.

Questa piattaforma si inoltre anche come importante strumento di verifica e quindi di lotta all’evasione, garantendo così un maggior flusso di introiti ai Comuni, consentendo l’incremento dei progetti destinati a migliorare l’offerta turistica e in generale la presenza di viaggiatori sul territorio.
In questo modo una tassa che è vissuta come una fastidiosa imposizione, senza essere accompagnata da evidenti benefici, potrebbe trasformarsi in uno strumento più equo e utile. In questa prospettiva possiamo inquadrare anche la possibilità che verrebbe offerta al turista stesso di esprimere il proprio parere sulla qualità dei servizi usufruiti durante il soggiorno, come per esempio i mezzi pubblici. In questo modo i turisti passerebbero da essere soggetti passivamente paganti ad assumere un ruolo propositivo per ottenere concrete migliorie a fronte dell’investimento fatto attraverso l’imposta.

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