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Come parlare di immigrazione e prostituzione senza discriminare: è online il progetto “Parlare civile”

Quante volte capita di parlare di temi sensibili senza pesare troppo le parole? Spesso, troppo spesso. Per evitare di incappare nell’errore di discriminare con un uso inappropriato della lingua, è online un progetto interessante dal titolo “Parlare civile”, che comprende oltre duecento schede su parole chiave considerate “a rischio”.

parole a rischio di discriminazione

Dall’immigrazione alla disabilità, dalla prostituzione all’emarginazione, dalla povertà alla salute mentale: ecco inquadrati – per la prima volta, in una cornice unica – tutti quegli argomenti dal vocabolario potenzialmente offensivo. Le schede realizzate, lungi dall’essere censorie, forniscono spiegazioni valide sull’uso più accreditato e accettabile delle parole. Citando anche esempi di buona o cattiva comunicazione e fornendo soluzioni alternative.

Lo strumento  – particolarmente utile a comunicatori e giornalisti, ma non solo! – è stato realizzato da Redattore Sociale e Parsec con il sostegno di Open Society Foundations, ed è disponibile anche in formato cartaceo (libro edito da Bruno Mondadori nel 2013).

Per saperne di più, visita il sito dedicato.

(autore dell’immagine principale Lk Luka, da Flickr.com)

Written by Corinna Garuffi

Trentun anni, laureata in Scienze della Comunicazione, lavora da anni nel sociale. Da sempre alla ricerca di notizie inerenti al mondo del volontariato e alle opportunità offerte dell’Unione Europea, è anche appassionata di fotografia, arte e cucina. Indossa per la prima volta le vesti di blogger.

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