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Come trovare lavoro all’estero, consigli e idee: intervista all’europrogettista Ivan Traina

Trovare lavoro all’estero: sì, ma come? Se avete già la valigia pronta, ma non riuscite ad orientarvi nel dedalo delle opportunità che offre l’Unione Europea, potrebbe essere utile avere qualche dritta. Per rispondere a questa e molte altre curiosità sul mondo dell’occupazione in Europa, abbiamo chiesto qualche consiglio al dott. Ivan Traina, ricercatore ed europrogettista (poi scopriremo meglio di cosa si tratta): esperto del settore ed esterofilo quel tanto che basta per dare buoni consigli a chi ha voglia di esplorare nuovi lidi.

Ivan, di cosa ti occupi all’Università?
“Gestisco i progetti europei per conto del Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna: questo significa che identifico un bando (call for proposal), progetto l’intervento, predispongo la presentazione. In caso di vittoria, mi occupo anche della gestione finanziaria e della rendicontazione finale. Il mondo dei bandi europei è un vero e proprio universo. Provando a semplificare al massimo, vi sono due modalità principali attraverso le quali la EU gestisce i propri fondi. Una modalità che potremmo impropriamente definire “indiretta” (lo uso solo a fini esplicativi), ovvero attraverso il Fondo Sociale Europeo (FES), e una modalità più “diretta”, ossia attraverso dei Programmi che, mediante diverse Agenzie Europee, emanano ciclicamente bandi (call for proposal), come ad esempio il Programma Horizon 2020, Erasmus Plus, Life, Just, Interreg Med, ecc.
Per quando riguarda la prima modalità, la UE distribuisce i finanziamenti dell’FSE agli Stati membri e alle regioni al fine di sostenerne i programmi operativi. Tali programmi finanziano progetti nel campo dell’occupazione, e sono gestiti da un ventaglio di organizzazioni pubbliche e private, denominate beneficiari (ad esempio: Stato, Regioni, Provincie, Comuni). I progetti recano benefici ai partecipanti (generalmente individui, ma talvolta anche organizzazioni o aziende).
La seconda modalità invece, prevede la partecipazione a bandi (call for proposal), di solito riservata ad organizzazioni quali: Università, enti di ricerca, ONG, associazioni, enti pubblici di varia natura e privati. Una volta vinti, viene assegnato un contributo; durano in genere tra i due e i cinque anni, a seconda del programma. Requisito minimo di partecipazione, nella maggioranza dei bandi, è che siano coinvolte tre organizzazioni diverse di almeno tre paesi diversi della EU.”

Spesso a noi di UrbanLavoro capita di imbatterci in notizie che riguardano i bandi Erasmus Plus. Riesci a spiegarci meglio che cos’è questo programma e quali sono le modalità di accesso?
“L’Erasmus Plus è il programma dell’Unione europea per l’Istruzione, la Formazione, la Gioventù e lo Sport, per il settennio 2014-2020. Il programma integra tutti i meccanismi di finanziamento del precedente settennio 2007-2013 dell’Unione Europea, ovvero: il Programma di apprendimento permanente (ex Lifelong Learning, comprendente: Comenius, Erasmus, Leonardo da Vinci, Grundtvig); Gioventù in azione; e cinque programmi di cooperazione internazionale (Erasmus Mundus, Tempus, Alfa, Edulink e il programma di cooperazione bilaterale con i paesi industrializzati). L’attuale programma include per la prima volta anche un sostegno allo Sport. Al suo interno comprende molti altri sotto programmi (detti “azioni”), tra cui l’Erasmus solitamente noto, ovvero lo scambio di studenti dall’Italia all’estero, o dall’estero all’Italia. Come accedervi? L’Erasmus Plus non è quel tipo di programma che permette di partecipare ad una singola persona al di fuori di un’istituzione. Dall’anno scorso si è inoltre aperto anche ad enti che operano nel mondo del lavoro e che, nel caso in cui siano risultati vincitori di un progetto, possono mettere in palio a singole persone borse di mobilità (Mobility Staff Training) per andare all’estero, che normalmente vengono sponsorizzate attraverso i canali ufficiali dell’ente.”

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Quale consiglio pratico daresti a un ragazzo che vuole trovare lavoro all’estero?
“Gli suggerirei di partire da una mappatura del territorio che gli interessa, ovvero di individuare quello che potrebbe offrire a livello lavorativo e definire bene i propri obiettivi. Il “fare” a volte fa la differenza: è sempre meglio buttarsi e avere spirito di iniziativa, con il rischio, piuttosto, di ripiegare almeno inizialmente per un lavoro meno qualificato, piuttosto che rimanere inattivi. I curricula possono essere inviati a distanza solo se si conosce molto bene la lingua locale: all’estero, in linea di massima, si viene presi maggiormente in considerazione rispetto a quanto accade in Italia, ma non esiste comunque la garanzia di trovare lavoro semplicemente candidandosi via mail.”

Perché consiglieresti a un ragazzo di trovare lavoro in Europa, anziché in Italia?
“Perché in Italia, purtroppo, vale ancora la raccomandazione. Non vale la meritocrazia, ma la mediocrazia. Inoltre, molte persone che hanno cominciato a lavorare all’estero non vogliono più tornare in Italia non tanto per una motivazione di tipo economico, ma perché qui non avrebbero a disposizione risorse e strumentazioni per lavorare allo stesso livello. Se ci sono il desiderio di partire e le possibilità economiche per farlo, consiglio di provare a fare un’esperienza all’estero, magari anche candidandosi a un progetto di Servizio Civile Europeo.”

E nel caso in cui queste possibilità economiche non ci fossero?
“Io consiglierei di andare a lavorare comunque un anno all’estero, intanto imparare la lingua, mettere un po’di soldi da parte e successivamente dedicarsi a quello che più si desidera.”

Ivan, tu lavori nella ricerca. Qualche idea per chi vuole fare ricerca all’estero?
“Provare a partecipare ai bandi (call) che derivano dai progetti vinti nell’ambito del Programma Horizon 2020, programma appositamente dedicato alla ricerca (i bandi sono pubblicati sul sito delle Università/istituzioni vincitrici e disponibili per esempio sul portale Euraxess). Tra i vari programmi, Horizon 2020 è uno dei più complessi dal punto di vista della progettazione. Può interessare sia studenti universitari che ricercatori/docenti, che però devono essere ben supportati dalla loro istituzione: può essere il loro Dipartimento, la loro Università, oppure un CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche). È chiaro che un/a ragazzo/a non può pensare di partecipare da solo a un Programma come Horizon 2020 o convincere qualche professore a sostenerlo: alla base ci vuole una motivazione un po’ più forte e un mix di competenze anche solo per candidarsi, dal momento che il tasso di vittoria si aggira intorno al 5%.”

Un’ultima domanda: quali lingue sono importanti per trovare lavoro all’estero?
“La conoscenza dell’inglese è imprescindibile, ma consiglierei – data la situazione geopolitica del momento – anche russo e cinese.”

A cura di Corinna Garuffi

Immagine in apertura di Poprotskiy Alexey/Shutterstock.com

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