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Commissione Banche M5S e Gianluigi Paragone: perché “spaventano” Mattarella

Il Movimento 5 Stelle vuole istituire una Commissione Banche con ampi poteri, più ampi di quelli avuti dall’analoga istituzione che nella precedente legislatura ha indagato su scandali come il celebre (purtroppo) Banca Etruria. A capo della Commissione, sostenuta anche dalla Lega di Matteo Salvini, i Pentastellati vorrebbero Gianluigi Paragone. Il neo-senatore, giornalista prestato alla politica, è tra gli esponenti del “nuovo M5S” che più scalpitano per una reazione del Movimento al declino degli ultimi tre mesi.

gianluigi paragone

L’M5S è in difficoltà per i molti infortuni con protagonisti suoi esponenti di rilievo, da Giulia Sarti a Danilo Toninelli. Ma è soprattutto la sudditanza alla Lega di Salvini a mettere in difficoltà l’M5S con il proprio elettorato. Troppo schiacciati sulla Lega, dalle scelte in materia di immigrazione alla legittima difesa, fino alla ingarbugliata questione Tav. Difficoltà resa plastica dai pessimi risultati alle amministrative di Abruzzo, Sardegna e Basilicata. Paragone è tra quelli che chiedono al Movimento di essere “più cazzuto”, come ha ricordato in una recente intervista a Radio Cusano Campus. E la risalita per i Pentastellati potrebbe iniziare proprio da uno dei cavalli di battaglia elettorali del 2018, l’aiuto ai “truffati dalle banche”. Dopo il reddito di cittadinanza dunque, la Commissione Banche sarebbe un nuovo vessillo da esporre, ben in vista, per sperare in un recupero di consensi.

Ma che cos’è questa Commissione Banche e perché quasi tutti i giornali stamattina parlano di un Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, preoccupato al punto da convocare ieri i presidenti di Senato e Camera, Casellati e Fico? Come detto la Commissione dovrebbe avere poteri d’indagine più ampi di quelli avuti dalla analoga istituita nella precedente legislatura. Ed è proprio questo il “cuore della questione”: citando le parole di Ignazio Visco, anch’egli salito al Quirinale per un colloquio con Mattarella, il nodo sono le istituzioni, la loro indipendenza e i rapporti fra di esse. Insomma, il timore è quello che Bankitalia possa diventare suddita di Palazzo Chigi: come spiega bene Federico Fubini sul Corriere della Sera in gioco c’è “l’autonomia delle autorità monetarie e di vigilanza, quelle che in tutta l’area euro non rispondono mai ai governi”.

Tuttavia, a nostro modesto parere, il problema non è rappresentato solo dalla Commissione in sé. Una parte del “problema” è sicuramente anche quel Gianluigi Paragone che, giornalista senza peli sulla lingua, prima di scendere nell’agone politico nella primavera del 2017 dava alle stampe per Piemme “GangBank”, un libro che è un attacco – violento e documentato – al “sistema banche” che ha causato gli scandali finanziari tristemente noti a molti cittadini.

“Loro sono il GangBank: un sistema di saccheggio instaurato dalle élite – colossi bancari, fondi d’investimento, agenzie di rating, multinazionali – che controllano la finanza globale. Dilagano come orde barbariche mosse da una sete inestinguibile, non limitandosi ad applicare le loro spietate strategie, ma spacciandole addirittura per interventi salvifici. L’Italia è un tragico esempio. Per venticinque anni è stata un perfetto terreno di caccia. Con il beneplacito di politici, il modello sociale e imprenditoriale italiano – che il mondo ci invidiava – è stato indebolito e smantellato. Al grido, ripetuto come un mantra da media e politici, di ‘il pubblico è male, il privato è bene’, ‘siamo troppo spreconi’ e “‘ce lo chiede l’Europa’, ci siamo indebitati, abbiamo perso il lavoro, i diritti, le tutele sociali e democratiche”. Così si legge nell’introduzione del libro di Gianluigi Paragone, un vero e proprio atto d’accusa verso un sistema e verso la politica che l’ha difeso.

Che il presidente in pectore di una commissione d’inchiesta sulle banche abbia queste opinioni sul “sistema” non ci pare uno scandalo, anzi, è l’esatto contrario. Tuttavia, il ruolo di presidente di una Commissione bicamerale ha un notevole peso istituzionale e di questo il Presidente della Repubblica non può non tenerne conto. Soprattutto considerata l’ampiezza del mandato di questa Commissione fortemente voluta dal M5S. Oltre che di banche, l’assise avrebbe il compito di indagare su assicurazioni (vigilate da Banca d’Italia), agenzie di rating e dunque sull’intero sistema di rapporti tra mercati finanziari, Italia ed Europa. Insomma, sembra di capire che Mattarella tema audizioni “spettacolari”, mediaticamente negative per le istituzioni coinvolte, peraltro alla vigilia dell’appuntamento elettorale europeo. Staremo a vedere, ma il Movimento 5 Stelle non pare disposto a fare passi indietro sul tema. “Dobbiamo essere più cazzuti”, diceva Gianluigi Paragone.

Written by Andrea Monaci

48 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it, ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto tra gli altri per il "Lavoro e Carriere" e "Il Secolo XIX". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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