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Con l’Iva al 22% 26mila negozi chiusi. Confcommercio: “Evitare una calamità sui consumi”

Con l’aumento dell’Iva dal 21 al 22% 26mila negozi rischiano di chiudere i battenti definitivamente. L’allarme è di Cgia di Mestre e Confcommercio che per bocca del Presidente Carlo Sangalli fa appello al Governo perché sia evitata un’altra “calamità sui consumi”.

Carlo Sangalli Confcommercio

Il passaggio dell’Iva al 22%, già previsto dal Governo Monti, dovrebbe scattare con il 1° di luglio: al momento il Governo Letta non ha affrontato l’ipotesi di un rinvio del provvedimento, che secondo le associazioni di categoria costerà alle famiglie un aggravio di spesa medio di 135 euro in un anno.

L’aliquota standard dell’Iva, quella che dal 21% dovrebbe passare al 22%, è quella applicata al 70% dei consumi delle famiglie italiane: ecco perché un suo ritocco rischia di incidere negativamente sull’andamento dei consumi, già molto negativo con un calo su base annua del 2,4%.

Complessivamente, l’aumento dell’Iva causerà un esborso di 2,1 miliardi di euro nel 2013 e 4,2 nel 2014. “La domanda interna – dice il Presidente di Confcommercio Sangalli – che fra investimenti e consumi, muove l’80 per cento del Pil, ora è ferma: alzare l’aliquota significa assestarle un ultimo, letale, colpo. Alle aziende in crisi serve un segnale forte è quel segnale non c’è”.

Written by Andrea Monaci

49 anni, è direttore editoriale di Urbanpost.it fin dalla sua fondazione nel 2012. Ha iniziato la sua carriera nel 1996, si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto per "Il Secolo XIX", "Lavoro e Carriere", "La Voce dei Laghi", "La Cronaca di Varese".

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