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Concorsi pubblici: ecco quali sono i segni di riconoscimento nelle prove scritte

Vi sarà senza dubbio capitato almeno una volta nella vita di prendere parte ad un concorso pubblico e di essere presi dal panico al pensiero che la vostra prova potesse essere annullata per un banale motivo. Quello dei segni di riconoscimento sulle prove scritte, un argomento sul quale in parecchi scherzano su, ritenendolo di minore importanza, è in realtà un tema tutt’altro che secondario.

Nelle procedure concorsuali pubbliche, infatti, la questione è davvero seria, oltre che delicata, proprio perché le regole che vietano l’apposizione di segni di riconoscimento sugli elaborati scritti sono finalizzate a garantire l’anonimato, a salvaguardia della par condicio tra i candidati. Vi vogliamo infatti segnalare quali sono considerati segni di riconoscimento nelle prove scritte e cosa invece non è assolutamente incluso in quest’elenco. Vi preghiamo di leggere con attenzione, anche perché vedersi invalidare la propria prova, per una banale disattenzione, sarebbe davvero un peccato. La prova scritta non deve riportare, come sappiamo, la sottoscrizione dei candidati, né altri segni di riconoscimento idonei a rivelarne l’identità (art. 22, R.D. 37/1934). Secondo l’orientamento consolidato della giurisprudenza amministrativa (Cons. Stato 20-9-2006, n. 5511; Cons. Stato 26-3-2012, n. 1740; TAR Lazio Roma 3-7-2007, n. 5980) sono considerati tali «quegli elementi che assumono carattere anomalo rispetto alle ordinarie modalità di estrinsecazione del pensiero e di elaborazione dello stesso in forma scritta», da cui si desume la volontà e l’intenzionalità di rendere riconoscibile l’elaborato. Toglietevi dunque dalla testa che la semplice apposizione di un segno o la presenza di una cancellatura negli elaborati possa comportare la violazione della regola dell’anonimato. Nella stesura del vostro compito siete liberi di eliminare con una semplice linea ad esempio interi periodi senza alcun timore. Per evitare inutili fraintendimenti, vediamo insieme quali non sono segni di riconoscimento e non pregiudicano l’anonimato:

  • gli spazi vuoti  nella c.d. bella copia e il titolo della traccia in maiuscolo sottolineato (TAR Lazio 13-3-2017, n. 3413);
  • lo scritto in stampatello maiuscolo (Cons. Stato 22-11-1996, n. 1394);
  • l’attribuzione, da parte di un candidato alla prova scritta di un concorso pubblico, di un nome di fantasia ad un ipotetico sindaco sottoscrittore di un’ordinanza amministrativa (Cons. Stato 19-11-1992, n. 1361);
  • l’utilizzo di  un foglio aggiuntivo timbrato (Cons. Stato 13-2-1990, n. 138)
  • la scritta «brutta copia» sull’elaborato consegnato (T.A.R. Bari Puglia 11-5-2006, n. 1698; T.A.R. Sicilia Palermo 10-4-2002 , n. 972;  T.A.R. Sicilia Palermo 25-7-2013, n. 1550; T.A.R. Calabria Catanzaro 10-6-2008, n. 642 )
  • la doppia risposta ad una domanda contenuta nel questionario (T.A.R. Abruzzo Pescara 9-11-2000, n.  680)
  • la semplice numerazione delle pagine dell’elaborato, per esigenze di ordine nella loro  successione (T.A.R. Sicilia Palermo 10-4-2002 , n. 967;  T.A.R. Umbria Perugia  23-2-2001 , n. 118)
  • l’indicazione della targa dell’auto, in termini assolutamente generici – AB 123 CD – nell’atto giudiziario (T.A.R. Veneto 17-7-2002, n. 3486)
  • la presenza di cancellature nel foglio nel foglio di brutta o di segni di matita, scarsamente visibili, che possono essere considerate annotazioni provvisorie di pensiero successivamente confermate a penna (T.A.R. Abruzzo L’Aquila 9-6-2003, n. 339;  T.A.R. Lazio Roma 6-5-2006, n. 3255)
  • i disegni o gli schemi utilizzati per meglio descrivere la prova assegnata (T.A.R Sicilia Catania, 8-11-1994, n. 2501)

Quali sono invece quei segni considerati di riconoscimento? Scopriamoli insieme e prendete nota:

  • l’uso dell’inchiostro verde o rosso (Cons. Stato 3-2-1992, n. 102)
  • l’uso della matita e l’impiego della stenografia (Cons. Stato 2-11-1983, n. 773)
  • l’impiego anche parziale di caratteri propri dell’alfabeto greco  (Cons. Stato 29-9-1999, n. 1208)

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Tutto chiaro dunque? In vista dei tanti concorsi previsti per il 2019 non vi resta dunque che studiare e tenere a mente queste semplici regole. Come attestato anche da T.A.R. Lazio n. 4733 nel 2014: «Bisogna distinguere tra segni identificativi, cioè quei segni che contengono il riferimento ad una persona determinata, resa obiettivamente individuabile, e i segni convenzionali, ossia quelli che non hanno di per sé valore identificativo ma che possono comunque essere utilizzati come segno di riconoscimento previo accordo illecito tra candidato e commissione». In bocca al lupo!

Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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