in ,

Condanna a morte: Sacco e Vanzetti e i nostri marò, nessun trionfo nell’agonia

Nicola Sacco, il 23 agosto 1927, alle ore 00.19 veniva giustiziato sulla sedia elettrica. Dopo pochi minuti, precisamente alle 00.26, era il turno di Bartolomeo Vanzetti, sedia elettrica anche per lui. Due condanne a morte negli Stati Uniti, per due emigrati italiani accusati di aver preso parte ad una rapina, dove morirono un cassiere ed una guardia. Sacco e Vanzetti, però, erano innocenti. Furono giustiziati comunque. Ma chi erano davvero Sacco e Vanzetti? O meglio, chi sono?

ultime notizie marò

Nick e Bart, come venivano chiamati Sacco e Vanzetti in America, erano prima di tutto due amici italiani. Dopo le origini, l’identità scelta durante la vita: erano due amici anarchici. Dopo le origini e l’identità scelta: erano due amici italiani anarchici che vivevano in America. Il 5 maggio 1920 segnò l’inizio del mistero attorno alla loro ruota, un giro di giustizia che non sapeva come ingranare la marcia, per finire ad un arresto per possesso di volantini anarchici ed armi nei cappotti,  ad un’accusa di rapina con due morti nel negozio Slater and Morril (nonostante fossero innocenti), ad un’esecuzione, o meglio due, o forse centinaia. Perché Sacco e Vanzetti appartengono alla contemporaneità, vittime di ieri, martiri di oggi. Il cinema e la musica li hanno ricordati, Gian Maria Volontè e Riccardo Cucciolla si prestarono come attori nel film di Giuliano Montaldo del ’71, Morricone creò la colonna sonora e Baez ne fu l’autore dei testi: “Voi restate nella nostra memoria con la vostra agonia che diventa vittoria”.

Ieri si è celebrato l’anniversario del martirio dei due anarchici italiani mandati da innocenti a morire per un piano superiore che ha mostrato la sua totale inutilità. Un piano superiore studiato per dare il buon esempio, per incutere timore reverenziale, per punire in maniera esemplare coloro che hanno osato sfidare il sistema statunitense fondato sulla devozione per le armi. Due italiani immigrati, un lustrascarpe e un pescivendolo, hanno disertato in casa d’altri. Hanno fatto gli anarchici in casa d’altri. Hanno fatto i filosofi in casa d’altri. I padroni di casa li hanno rimessi in riga. Sacco è impazzito, Vanzetti ha detto “viva l’anarchia” mentre il boia lo assicurava alla sedia elettrica. Il governo statunitense ha chiesto pubblicamente perdono ammettendo di aver giustiziato due innocenti in seguito ad un processo ritenuto illegale. Questo è quello che è stato.

Oggi due marò italiani rischiano di essere condannati alla pena capitale in India; a differenza di Sacco e Vanzetti loro due persone le hanno ammazzate. Due pescatori che, secondo le dichiarazioni dei marò, erano state erroneamente scambiate per pirati. Due innocenti e due colpevoli che rischiano di condividere il medesimo destino: pagare le proprie colpe, presunte oppure inoppugnabili, con la vita. La morte somministrata dalla legalità non ha funzionato mai come deterrente, ovunque sia in vigore la pena capitale non si è registrata alcuna diminuzione del crimine: trattasi di un dato oggettivo e verificabile convalidato da studi e statistiche. Perciò, quando ci snocciolano tutte le italiche falle come da copione, possiamo comunque bilanciare con un piccolo ma importante motivo di vanto, anzi due: il nostro Paese non contempla la pena di morte e, soprattutto, ha dato i natali a Cesare Beccaria che tutte queste verità le aveva colte con grande anticipo.

Isotta Esposito e Valeria Panzeri

 

 

 

amici 13 anticipazioni

Alessio Bernabei dei Dear Jack presto padre? La bufala smentita dal cantante

Anticipazioni Beautiful lunedì 25 agosto: ancora repliche per la soap opera americana