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Congedo di maternità: quando inizia e a chi spetta? Ecco le risposte a queste domande

Tra le domande più frequenti, quando si parla di congedo di maternità, troviamo quelle riguardanti la sua durata e quali sono le categorie di lavoratrici che possono fruirne. Delle informazioni che è necessario conoscere per sapere se si può presentare richiesta e godere dei benefici che comporta. Le madri lavoratrici hanno diritto di beneficiare del periodo di astensione obbligatoria dalle attività lavorative, chiamato congedo di maternità. Un’assenza dal lavoro di una durata complessiva di 5 mesi, che può essere richiesta per i 2 mesi precedenti alla data prevista per il parto e per i successivi 3 dopo il concepimento.

Una durata che può variare nei casi di flessibilità, nei quali con certificazione medica, rilasciata dal Servizio Sanitario Nazionale o dal medico dell’azienda, si riconosce la possibilità alla futura madre di proseguire le sue mansioni lavorative, sino all’ottavo mese e di prolungare di quattro mesi la sua permanenza in casa dopo il parto. In situazioni particolari è possibile anche chiedere il congedo anticipato, come in condizioni di complicanze nella gestazione, di malattie che potrebbero aggravarsi durante la gravidanza, ancora quando le condizioni di lavoro e dell’ambiente possono essere pregiudizievoli per la salute della madre e del bambino, o anche se si svolgono impieghi faticosi o pericolosi, è l’azienda non ha altri ruoli da far ricoprire alle lavoratrici. Il congedo di maternità a chi spetta? E’ un’altra domanda che spesso assilla le future madri. Dell’astensione retribuita, all’80% per tutta la durata del periodo di congedo salvo alcuni casi particolari, possono fruire: le donne dipendenti assicurate all’Inps che hanno un contratto di lavoro in corso, le lavoratrici agricole a tempo indeterminato che abbiano almeno 51 giornate di lavoro, le lavoratrici a domicilio, le collaboratrici a progetto, quelle impiegate in attività socialmente utili e le libere professioniste iscritte alla gestione separata.

Inoltre anche le colf e le badanti che abbiano: 52 contribuiti settimanali nei precedenti due anni all’inizio del congedo o 26 contributi settimanali nell’ultimo anno prima del periodo di astensione, possono fare richiesta. Le future madri disoccupate o sospese dal lavoro possono accedere al beneficio, nel caso in cui non sono intercorsi più di 60 giorni tra l’ultimo giorno di lavoro e l’inizio della data di congedo o anche quando si percepisce l’indennità alla mobilità, alla cassa integrazione o quella di disoccupazione.

Photo credit: VGstockstudio/Shutterstock

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