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Congedo per donne vittime di violenza: ecco perché la legge non si può ancora applicare

Per le donne vittime di violenza è previsto un congedo entrato in vigore con il Jobs Act del Governo Renzi. Un modello che tenta di arginare un problema di grandissima portata e che interessa più di 6,7 milioni di vittime in Italia. Le donne vittime di violenza, infatti, sono almeno una ogni tre. Il decreto legislativo è entrato in vigore il giorno successivo al 24 giugno scorso – prevede alle donne vittime di abusi di astenersi dal lavoro per un periodo massimo di tre mesi – ma, nonostante siano passati quasi dieci mesi, il provvedimento non è stato ancora applicato.

Il motivo risiederebbe nell’assenza di una circolare applicativa dell’INPS. Senza la presenza di questo documento, le imprese non possono dare seguito al decreto e sopperire quindi alle richieste delle loro dipendenti. Ciò che manca è il passaggio del documento presso la direzione centrale prestazioni a sostegno del reddito dell’INPS, ma ancora non è stata applicata alcuna azione in merito. Per ora non sono stati compiuti passi in avanti e sono già in molti a tacciare di negligenza i responsabili.

I sindacati si sono schierati in prima fila; Loredana Taddei, Responsabile Politiche di genere nazionale della Cgil invita l’INPS ha risolvere il problema al più presto: “La responsabilità ricade interamente sull’INPS che non ha ancora emanato la necessaria circolare applicativa. La norma si prefigge l’obiettivo di sostenere le donne non soltanto in termini di sicurezza individuale, ma anche sotto il profilo dell’indipendenza economica, riconoscendo il diritto a tre mesi di astensione retribuita dal lavoro“. A far sentire anche il suo disappunto, Gabriella Moscatelli, presidente di Telefono Rosa: “Sono stata tra le più critiche nei confronti della norma perché per il 95% della donne è impossibile denunciare la violenza. Adesso, però, rivendico il diritto ad aver l’applicazione di una legge, anche fosse buona solo per una donna. Tre mesi non sono sufficienti a lasciarsi alle spalle la difficoltà, ma permettono di allontarsi dalla vita di tutti i giorni. Tre mesi possono aiutare a maturare la consapevolezza di intraprendere un percorso e a non sentirsi più colpevoli, ma vittime“.

Photo Credit: Luis Molinero/Shutterstock.com

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