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Congedo mestruale: dismenorrea ed endometriosi, una legge in Italia per tutelarle

La proposta di legge sul congedo mestruale depositata alla Camera diversi mesi fa è ora al vaglio della commissione Lavoro. Potrebbe trovare l’approvazione a breve. Il documento, presentato da quattro deputate PD, vuole concedere un periodo di tre giorni di riposo alle donne durante il ciclo mestruale. Tre giorni in cui sarà possibile rimanere a casa da lavoro e non vedersi decurtare stipendio, ferie o giorni di malattia. Non saranno tutte le donne a beneficiarne. La proposta prevede dei casi specifici in cui le interessate potranno chiedere il congedo mestruale.

A beneficiare del riposo retribuito saranno quelle donne colpite da dismenorrea, ovvero un ciclo doloroso. Una condizione che, si calcola, colpisce tra il 60 e il 90 per cento delle donne. Di queste, il 30 per cento lamenta dolori così forti da non riuscire a svolgere le normali attività giornaliere. Forti fastidi addominali, mal di testa e sbalzi ormonali risultano difficilmente sopportabili. La dismenorrea è riconducibile ad una alterata funzione ovarica o ad alterazioni dell’utero. Una di queste alterazioni, l’endometriosi, colpisce tra il 7 e il 10 per cento delle donne in età fertile. Si tratta di una malattia estrogeno-dipendente, in cui strati di endometrio, tessuto interno all’utero, crescono al di fuori di esso. Una condizione particolarmente dolorosa in concomitanza con l’arrivo del ciclo mestruale. La proposta di legge arriva proprio per dare un aiuto alle molte donne in queste condizioni. Basti pensare che la dismenorrea, in Italia, causa tra il 15 e il 51 per cento di assenteismo a scuola e tra il 5 e il 15 per cento a lavoro.

Per poter beneficiare del congedo mestruale, le donne lavoratrici – nel pubblico e nel privato, con contratti indeterminati, subordinati e parasubordinati, full time o part time – dovranno presentare il certificato medico al datore di lavoro. Un documento da rinnovare ogni 30 dicembre dell’anno in corso e da presentare al datore entro il 30 gennaio dell’anno dopo. Le lavoratrici potranno così esimersi dal lavorare, per non più di tre giorni al mese. La proposta di legge è in linea con quanto fatto un anno fa dalla Coexist, un’azienda di Bristol, UK, che aveva inserito a statuto dei giorni di riposo per le sue lavoratrici. Così aveva detto la direttrice: “Le dipendenti si sentono in colpa e in imbarazzo a mettersi in malattia per qualcosa che le mette fuori uso una volta al mese e quindi piuttosto tendono a nasconderlo“.

photo credit: _HAAF_ tired eyes via photopin (license)

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