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Conseguenze Brexit: dalle tasse britanniche alle banche italiane, tutto ciò che sta succedendo

Conseguenze Brexit: cosa sta accadendo nei tre maggiori partiti britannici? Come si evolvono i negoziati per l’uscita dall’Unione? Ci sono state conseguenze per l’Italia?

Conseguenze Brexit: tra negoziati internazionali e partiti britannici

Le maggiori conseguenze sull’economia britannica dipendono, come spiegato negli articoli precedenti, da due fattori: la permanenza o meno della Gran Bretagna nello Spazio Economico Europeo, ossia nel mercato comune, che oltre ai 28 stati dell’Unione comprende Islanda, Norvegia e Liechtenstein, e dalle politiche fiscali che il Regno Unito vorrà attuare da ora in avanti.

Sul primo aspetto si registra una totale confusione. Sebbene si tratterebbe della soluzione più logica, sia per il Regno Unito che per l’Unione Europea, i toni sono tutt’altro che concilianti da ambedue le parti. Michael Gove, Ministro della Sanità (in foto) e candidato a succedere al dimissionario David Cameron alla guida del Governo, si sta rivelando un “falco” e dice di voler arrivare a un divorzio con la UE, con tanto di uscita dal Mercato Comune e di fine della libera circolazione delle persone. Non esattamente quello che si aspettava l’UKIP, partito che aveva come scopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, ma non dal Mercato Comune. Intanto proprio l’UKIP registra le dimissioni del leader Nigel Farage. Stando alle sue parole, ha raggiunto il risultato della sua esperienza politica, e non volendo fare il politico di professione tornerà a lavorare lasciando ad altri il timone del partito. Nel partito laburista, per non farsi mancare nulla, è guerra aperta tra il leader Jeremy Corbyn e il resto del partito: sfiduciato dal 81% dei deputati, non vuol saperne di dimettersi.

Conseguenze Brexit: Osborne cala “l’asso fiscale”

Mentre le acque della politica inglese sono quanto mai agitate, il Ministro delle Finanze George Osborne dimostra di avere le idee chiare su come la Gran Bretagna debba giocarsi il proprio futuro di potenza economica indipendente dalla UE: ha proposto l’abbassamento della “Corporation Tax” al 15%, dal già basso 20% a cui l’aveva portata Cameron. Sarebbe un tasso record in tutta l’Europa occidentale e porterebbe varie aziende, che magari stanno valutando il trasloco a Dublino, a tenere le sedi legali sul Tamigi.

Conseguenze Brexit: nuovi trattati di libero commercio in arrivo?

Non è facile separare la propaganda, da ambo le parti, dalle notizie concrete. In ogni caso parrebbe che molte nazioni, all’indomani del voto referendario, si siano attivate per stabilire con la Gran Bretagna trattati commerciali. La più veloce sarebbe stata il Messico, che avrebbe messo giù istantaneamente una bozza di accordo. Altrettanto interessata pare essere l’India che tenta da 15 anni, senza successo, di pervenire ad un accordo di libero commercio con l’Unione Europea. Situazione analoga per le altre due ex-colonie Australia e Nuova Zelanda. Dall’Asia anche la Corea del Sud si è messa immediatamente in contatto col governo britannico, per avviare quanto prima negoziati.

Situazione opposta per il Ghana, una delle economie più dinamiche dell’Africa: ha già un accordo commerciale con l’Unione Europea, ma sta già lavorando ad un accordo specifico con la Gran Bretagna, di modo da non subire contraccolpi dalla Brexit. Anche gli USA, per bocca di vari parlamentari, sarebbero ansiosi di pervenire quanto prima ad un accordo di libero scambio, una volta che “il fumo” si sarà diradato. Il presidente Islandese Olafur Ragnar Grimsson ha a sua volta proposto un accordo tra Gran Bretagna, Islanda, Far Oer, Groenlandia e Norvegia. Anche il presidente svizzero Johann Schneider-Ammann si è detto aperto alla possibilità che la Gran Bretagna si aggreghi all’EFTA.

Conseguenze Brexit sulla Politica Europea

Le conseguenze della Brexit sulla politica europea si sono già fatte sentire, al di là dei toni sprezzanti utilizzati dai vertici UE. Gli industriali tedeschi hanno già fatto presente al loro governo l’importanza di mantenere una situazione di libero scambio con la Gran Bretagna, mentre il Ministro delle Finanze tedesco Schauble, già insofferente verso le interferenze indebite della Commissione Europea, ad esempio nella risoluzione della crisi greca, ha fatto capire, riferendosi al problema dell’immigrazione, che d’ora in avanti i singoli stati dell’Unione debbano accordarsi tra loro senza aspettare i tempi e le direttive dalla Commissione. Insomma, se la Gran Bretagna è andata fuori dall’Unione per non subire ingerenze da Bruxelles, gli altri rimanenti potrebbero incominciare a comportarsi come se “Bruxelles” non esista.

Conseguenze Brexit sull’Italia

Incredibile, e molto pesante sul futuro dei contribuenti italiani, lo sviluppo che la Brexit ha portato nelle annose trattative tra Governo Italiano e Commissione Europea a proposito della crisi bancaria. Se la normativa attuale esclude, in linea di teoria, ogni aiuto di stato alle banche in difficoltà, il giorno dopo il risultato del referendum britannico, il Governo Italiano è riuscito ad ottenere l’autorizzazione a concedere garanzie al sistema bancario per l’incredibile somma di 150 Miliardi. Come se, in un momento di euro-scetticismo montante, si fosse voluto evitare che l’Italia si trovasse in rotta di collisione con l’Unione Europea. Se è così, si tratta di una grande mossa, dal punto di vista politico, di Matteo Renzi. Una mossa che potrebbe trasformarsi in altri 150 Miliardi di debito pubblico e nessuna conseguenza per chi finora ha amministrato in modo “maldestro” le banche attualmente in difficoltà. Oppure è una semplice coincidenza e la paura di altre Brexit non c’entra nulla… Chissà qual è la verità.

Nato a Molfetta, residente da più di 20 anni a Bergamo, e innamorato follemente di Milano. Laureato in Economia Aziendale, ha una passione smisurata per la pubblicità, che ha trasformato in lavoro, occupandosi di Consulenza di Marketing, Copywriting e "Socialcosi". Altre passioni sono i viaggi, la tecnologia, il calcio, le ragazze (non necessariamente in quest'ordine) e l'automobilismo, per cui è giornalista, telecronista e speaker in pista.

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