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Corea del Nord, rimpatrio forzato per la figlia dell’ex ambasciatore a Roma dopo la scomparsa del padre disertore

È freschissima la notizia della ‘cattura’ della figlia di Jo Song-gil, il diplomatico nordcoreano, capo ad interim dell’Ambasciata di Roma, sparito lo scorso novembre 2018. La ragazza, una studentessa di 17 anni che viveva nella capitale con i genitori sarebbe stata prelevata dai servizi segreti nord-coreani prima che potesse raggiungere i suoi. In una conferenza stampa a Seul, Thae Yong-ho, ex viceambasciatore a Londra di Pyongyang e a sua volta disertore, spiegando di essere riuscito a verificare la notizia con delle fonti interne, ha affermato: “È stata rimpatriata. Ora si trova in Corea del Nord sotto il controllo delle autorità”. Se fosse confermata la notizia, ci si ritroverebbe di fronte ad un fatto sconcertante: in primis per le ritorsioni cui sono sottoposti i familiari dei traditori dal regime, e poi perché la studentessa è stata prelevata sul territorio italiano prima di riuscire a ricongiungersi ai genitori in fuga, per essere rimpatriata in Corea del Nord. Sebbene la Farnesina non commenti, l’Italia non ne esce bene nei confronti di una ragazza minorenne e in stato di pericolo.

Jo Song-gil, l’ambasciatore in fuga da novembre

Se la scomparsa di Jo Song-gil risale allo scorso novembre, la notizia della sua fuga è stata diffusa solo all’inizio di gennaio dall’intelligence sudcoreana. L’ambasciatore, da un anno in funzione a Roma, ha 47 anni e parla fluentemente italiano. Il suo incarico nella capitale era giunto in seguito all’espulsione, da parte dell’Italia, del suo predecessore Mun Jong-Nam come protesta per gli esperimenti missilistici di Kim. Il diplomatico, esponente dell’aristocrazia di regime, è figlio e genero di ambasciatori e ciò ha permesso a Jo Song-gil, il privilegio di portare con sé a Roma la moglie e la figlia. Generalmente, infatti, i familiari dei diplomatici vengono trattenuti in patria, proprio per scongiurare eventuali salti al nemico. Da fonti sudcoreane si apprende che il funzionario, che avrebbe chiesto asilo in un Paese terzo, probabilmente gli Stati Uniti, si troverebbe attualmente sotto protezione dei servizi segreti italiani. Allora, il Ministero degli Esteri italiano disse, però, di non avere notizie in merito.

Corea del Nord, purghe e ritorsioni per i disertori del regime

La notizia sulla figlia di Jo Song-gil arriva da Thae Yong-ho, uno dei disertori nordcoreani più noti e attivi, che scappò quando era vice ambasciatore a Londra, nel 2016. Yong-ho conosceva bene Jo Song-gil, in quanto i due avevano lavorato insieme al Ministero degli Esteri di Pyongyang, e al momento della notizia della fuga di Song-gil, aveva rivelato vari dettagli sull’importanza dell’Ambasciata di Roma, centro di acquisto di prodotti di lusso destinati alle stanze personali di Kim. Thae, pur non fornendo prove, sostiene di aver confermato la notizia della ‘cattura’ tramite sue fonti in Corea del Nord, e ha sconsigliato a Jo Song-gil di raggiungerlo in Corea del Sud come aveva fatto in precedenza in quanto le punizioni per i familiari di chi fa defezione verso Seul sono ancora più dure. La fuga di Jo Song-gil sarebbe, forse, dovuta al fatto che a breve sarebbe stato sostituito e richiamato in patria o forse al timore di finire vittima delle purghe di Kim Jong-un. Secondo una fonte sudcoreana, il dittatore avrebbe cancellato tra i 50 e i 70 alti funzionari, contrari al suo avvicinamento agli Stati Uniti, solo nello scorso anno.

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