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Cori e striscioni beceri: Serie A e calcio presi d’assalto dalla violenza e dall’ignoranza

 

 

Il calcio pulito, sano e senza ostilità è soltanto un bello e lontano ricordo, in un mondo che, invece, sta diventando sempre più centro delle cattive abitudini, del non rispetto e della violenza, fisica e verbale. Ma perché c’è bisogno di insultare il tifoso della squadra avversaria? Perché lo sport non può rimanere sana competizione ma allo stesso tempo divertimento e sportività? Se la sportività deriva dalla parola sport, al calcio, di tutto questo, è rimasto ben poco. Basta fare un salto nel passato per capire che ciò che è accaduto in Roma-Napoli qualche giorno fa, in cui la mamma di Ciro Esposito è stata accusata di lucro, ovvero di aver tratto vantaggi dalla morte del proprio figlio scrivendo libri e rilasciando interviste, in realtà, è soltanto uno dei tanti episodi di razzismo o di violenza. Dalla morte di Ciro Esposito ad oggi, progressi ce ne sono stati meno di zero.

Cori, striscioni, buuu e banane. Dalla dilettantistica alla Serie A, la varietà di insulti nel calcio italiano è in continua crescita. I dati relativi all’ultima stagione sportiva contano, infatti, 30 episodi di discriminazione razziale nei campionati professionistici, di cui 15 in Serie A e 34 episodi di discriminazione territoriale, di cui 20 hanno coinvolto la massima serie.

I precedenti parlano chiaro: si sono viste cose ben peggiori, purtroppo. Basta tornare alla stagione 2005-2006, protagonista, ancora la tifoseria della Roma. Si giocava Roma-Livorno, quando in Curva apparve lo striscione che recitava “Lazio Livorno stessa iniziale stesso forno“. Lo scorso autunno, invece,  è stata la volta del Napoli, questa volta contro la squadra capitolina che, in riferimento ai fatti avvenuti in precedenza, dicevano “Ogni parola è vana. Se occasione ci sarà, non avremo pietà“. Anche la Fiorentina, o meglio una piccola parte della tifoseria fiorentina, ha fatto riferimento alla strage dell’Heysel, così come la Juventus, che lo scorso 23 febbraio, in occasione di Juventus-Torino, ha esposto lo striscione “Solo uno schianto“, con chiaro riferimento alla tragedia di Superga nel 1949, in cui morirono giocatori e staff della società granata. Tornando agli anni ’80, possiamo ricordare tristemente, invece, lo striscione esposto da parte degli interisti nei confronti dei cugini del Milan, facendo riferimento allo sterminio degli ebrei durante la seconda Guerra Mondiale.

Si potrebbe continuare all’infinito. Questi, purtroppo, sono solamente alcuni dei tanti episodi accaduti sugli spalti delle più importanti squadre di Serie A. Gli anni passano, così come gli episodi, ma i ricordi restano e le ostilità aumentano. L’imperativo è passare dalle parole ai fatti, quanto meno, per provare a cambiare la situazione, che sembra destinata, sempre più, ad arrivare in fondo al baratro.

 

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