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Coronavirus Italia: «Papà è morto solo, cambiate le regole! Abbiamo bisogno di un ultimo saluto»

Lo abbiamo scritto tante volte, i telegiornali non si sono stancati di ripeterlo: la cosa più dolorosa di questo nemico invisibile che è il Covid-19 è la solitudine di chi positivo e gravemente malato è costretto a morire lontano dai propri familiari. Intubato, sofferente, come fosse un appestato. Una sofferenza bestiale questa che si aggiunge a quella della perdita della persona amata. Un cruccio che non dà pace a figli, nipoti, mariti, mogli, madri e padri. Tra i tanti a fare i conti con quest’atroce dispiacere, conficcato lì come una spada nel petto, le figlie del cardiologo Sergio Dalla Volta, morto all’ospedale di Padova, dove era stato ricoverato per un infarto. Risultato positivo al Coronavirus, al luminare non è stato concesso in osservanza delle norme Covid di vedere i propri cari nel momento più difficile, quello dell’addio. Sarebbe stata l’ultima volta.

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Coronavirus Italia: «Papà è morto solo, cambiate le regole! Abbiamo bisogno di un ultimo saluto»

In un’intervista pubblicata su ‘Il Corriere della sera’ quest’oggi l’appello delle figlie del cardiologo Sergio Dalla Volta affinché i pazienti Covid non vengano lasciati soli. La casa dove si trovavano le figlie del professore 92enne era appena a cinque minuti dall’ospedale. Avrebbero potuto raggiungere il padre, morto da solo nella struttura, se le regole del Coronavirus non lo avessero proibito. E per questa ragione quelle due donne chiedono a gran voce di rivedere tali misure: «Che senso ha oggi questo martirio? La vicinanza nella morte ha a che fare con i bisogni intimi e antichi dell’uomo…». Le figlie di Dalla Volta hanno chiesto invano una deroga, ma non c’è stato nulla da fare: «Mio padre stava vivendo le sue ultime ore e saperlo solo era una sofferenza disumana… è stato un padre meraviglioso. Avevo chiesto se era possibile andare a dargli un ultimo bacio. In Francia, dove vivo, il governo, anzi, il presidente Macron in persona, ha statuito che è possibile la visita al familiare in fin di vita…In Italia solo i minori hanno diritto a un accompagnatore che stia con loro», ha confidato a ‘Il Corriere della sera’ dispiaciuta Maurizia.

«Resta un trauma dolorosissimo perché viola una necessità fondamentale iscritta da sempre nel dna dell’essere umano…»

Alle sorelle è stato permesso soltanto di rendere omaggio alla salma del padre, fondatore della Scuola di cardiologia di Padova, diventata un’eccellenza a livello mondiale. Un saluto durato qualche istante: le due erano bardate da capo a piede. «Il rischio sanitario era praticamente nullo. Pur nella tristezza è una piccola consolazione antica che aiuta in qualche modo a elaborare il lutto…. E chiederei anche che venga concessa, con le dovute precauzioni, la visita ai parenti in fin di vita. Non averlo potuto fare per nostro padre resta un trauma dolorosissimo perché viola una necessità fondamentale iscritta da sempre nel dna dell’essere umano. È una crudeltà inutile e ingiustificata dai numeri». Per questo le figlie del cardiologo scomparso domandano un nuovo protocollo«Una crudele burocrazia ci ha impedito di fare per lui quello che lui ha fatto per tanti. Chiediamo che non succeda più». Leggi anche l’articolo —> Coronavirus, Bassetti: «Torniamo a vedere anziani in reparto, ma 99,6% dei casi guarisce»

 

Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.