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Corrado Augias presenta l’ultimo libro “Il lato oscuro del cuore”: c’è anche UrbanPost

Corrado Augias è tornato a Bologna per presentare “Il lato oscuro del cuore”: è stata la libreria Feltrinelli di piazza di porta Ravegnana ad accogliere venerdì 3 ottobre il giornalista e scrittore romano, desideroso di introdurre al pubblico il suo ultimo romanzo, un noir inedito e dal sapore filosofico dove si intrecciano le storie di due donne agli antipodi.

Bologna presentazione libro Augias 2014

Da un lato Clara, psicologa alle prese con la storia della psicanalisi e con quei casi di “isteria” con cui si confrontarono Freud, Jung e Charcot, che ad un certo punto comincia a lavorare come cassiera nel bar del fratello trovandosi ad indagare su una vicenda dai risvolti misteriosi. Dall’altro Wanda, una donna sopraffatta dalla violenza che schiuderà il proprio cuore a Clara, esigendo dalla ragazza una risposta che  riporterà  la giovane psicologa ad una realtà ben lontana dagli anni di studio e teorie in cui si era rifugiata.

Qui Augias si interrompe: un po’ per non guastare la lettura del libro, un po’ perché il “nodo” della storia – e della riflessione che prende avvio – sta proprio nel ruolo della psicanalisi, e nel suo potere di svelare quel flusso ininterrotto di memoria in cui si annidano sentimenti rimossi e spesso contrastanti.  Come far luce su questa capacità squisitamente umana di ospitare affettività opposte, dove odio e amore si fondono?

Saranno le intelligenti domande del pubblico a dare il “la” ad una conversazione che solleva molti interrogativi, partendo dalla considerazione che l’analista – a differenza di un avvocato o di un architetto – non può fare un piano o un progetto, né predirne l’esito: il rapporto che lega paziente e terapista è di per sé mutevole e scivoloso, e può non arrivare ad un punto di approdo. Ma allora la terapia della parola serve?

Quel “chinarsi sulla mente degli uomini” – come ha sottolineato lo scrittore – ha innanzitutto il valore intrinseco di “aprire degli orizzonti anche su se stessi”. Ma un bravo analista, similmente a un medico con lo stetoscopio, dovrebbe riuscire a far qualcosa di più: illuminare le zone d’ombra dell’inconscio e arrivare a percepire i “sentimenti bronchiali” del paziente.

Qualcuno dal pubblico solleva delle perplessità: è possibile riconoscere le menzogne del paziente? Possiamo curare l’organo del cervello come un altro qualunque organo malato del nostro corpo?

Augias suggerisce che la finzione di per sé può essere più rivelatrice della verità perché la menzogna rispecchia la nostra realtà profonda e le grandi bugie, in fondo, le “peschiamo” dal nostro vissuto più intimo. Lui stesso, nella sua lunga esperienza giornalistica di redattore di cronaca, ha avuto modo di sondare come una stessa diagnosi psicologica possa essere letta in modi totalmente differenti da autorevoli professori.

Allora, forse, l’unica conclusione a cui si può approdare è quel bisogno inarrestabile di raccontare. Che sia realtà o finzione, poco importa. Anche perché, prima, bisognerebbe rispondere a un quesito insondabile: che cos’è la verità?

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