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Cosa prevede il Decreto Dignità e quali sono le novità per il mondo del lavoro

Il Decreto Dignità, prima opera del Governo Conte, rischia di scatenare l’empasse politica. Sì, perché è a tutti gli effetti scontro tra Di Maio e i cosiddetti poteri forti. E tira in causa anche l’ex Ministro Padoan. “Leggo sui giornali di stamattina che questo decreto farebbe perdere 80mila posti di lavoro. Ma non c’è scritto da nessuna parte”, premette Di Maio. “C’è un altro numero nella relazione che accompagna il decreto, il numero di 8mila” (ndr, la relazione tecnica che accompagna il provvedimento ipotizza infatti che si possano perdere 8mila posti di lavoro per effetto delle misure previste). “Ci tengo a dirvi – continua Di Maio – che quel numero è apparso la notte prima che il decreto venisse inviato al Quirinale. Non è un numero messo dal governo”. E insiste: “Quel numero per me non ha nessuna validità, perchè nessuno ha spiegato davvero cosa significava”. Ma cosa prevede, davvero, il Decreto Dignità? Ecco tutto quello che c’è da sapere.

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Cosa prevede il Decreto Dignità

Il provvedimento include un pacchetto fisco “light” con ritocchi al redditometro, lo slittamento della scadenza dello spesometro al 28 febbraio (dal 30 settembre) e lo stop allo split payment solo per i professionisti. Rivista la norma sulle delocalizzazioni che farà scattare multe da 2 a 4 volte il beneficio ricevuto per le imprese che delocalizzano “entro cinque anni dalla data di conclusione dell’iniziativa agevolata”. La stretta resta per chi lascia l’Italia per un Paese extraeuropeo mentre è dubbio che sia applicanile a chi trasferisce l’attività, anche in parte, in uno dei Paesi dell’Unione. Il beneficio pubblico, inoltre, andrà restituito con gli interessi maggiorati fino a 4 punti percentuali.cercare lavoro con Facebook

Decreto Dignità cosa prevede: come cambia il contratto a tempo determinato

I primi due articoli modificano la disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato la cui durata massima scende ora a 24 mesi (prima era di 36) e i rinnovi non potranno essere più di quattro. Dopo i primi 12 mesi, comunque, bisognerà indicare una causale specifica per far proseguire il contratto. L’obiettivo è ridurre il lavoro precario, riservando la contrattazione a termine ai casi di reale necessità da parte del datore di lavoro. Per indirizzare proprio i datori di lavoro verso l’utilizzo di forme contrattuali stabili, inoltre, si prevede l’aumento dello 0,5% del contributo addizionale – attualmente pari all’1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali, a carico del datore di lavoro – in caso di rinnovo del contratto a tempo determinato, anche in somministrazione.decreto dignità

Decreto Dignità cosa prevede: addio Jobs Act?

Con l’articolo 3, il decreto Dignità si allontana dal Jobs Act e stabilisce che l’indennità per i lavoratori licenziati ingiustamente passi da 24 a massimo 36 mesi con un aumento quindi del 50% dell’indennizzo. Le norme sui licenziamenti erano state modificate proprio con il Jobs Act che aveva superato nella gran parte dei casi il reintegro del posto di lavoro previsto dall’articolo 18 per i licenziamenti senza giusta causa. Dal 7 marzo 2015, per i nuovi assunti a tempo indeterminato, il reintegro nel posto di lavoro restava solo in caso di licenziamento nullo o discriminatorio e nei casi di licenziamento disciplinare nel quale il giudice riconosca che il fatto materiale contestato “non sussista”. Negli altri casi ingiustificati e nei licenziamenti economici si era stabilito un indennizzo economico “certo e crescente” con l’anzianità di servizio, due mensilità ogni anno di servizio con un minimo di 4 ed un massimo di 24.

Decreto Dignità cosa prevede: addio alla ludopatia?

Il decreto punta poi alla lotta contro l’azzardopatia. Prevede lo stop a “qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro”. Dall’entrata in vigore del provvedimento il divieto comprende la pubblicità di giochi e scommesse “comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni ed internet”. Sono escluse solo le lotterie nazionali con estrazione dei vincitori differita. Lo stop non vale nemmeno per “i loghi sul gioco sicuro e responsabile dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli”. Confermate le sanzioni, che si applicheranno “de futuro”, al 5% del valore ma con un minimo di 50mila euro.

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