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Cos’è il giubileo? Significato, origini e storia spiegate dal Cardinal Gianfranco Ravasi

Il termine Giubileo accompagna la vita del credente alla medesima stregua di quella del laico; la dimostrazione dell’attualità di questa parola risiede in un esperimento che ho fatto dopo aver letto il libro del Cardinal Ravasi “Il significato del Giubileo, l’anno santo dalla Bibbia ai nostri giorni”. A chi ci rivolgiamo oggi, giusto o sbagliato che sia, quando non conosciamo qualcosa e desideriamo capirne di più? A Google. Nel libro di Ravasi – probabilmente l’uomo del Vaticano più stimato dagli intellettuali e dai laici a fronte della sua vastissima cultura che l’ha portato ad assurgere, fra le tante cariche e titoli, al ruolo di Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura nonché della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra – vengono fornite risposte di tipo storico, culturale e filosofico senza mai prescindere dalle Sacre Scritture, ma non per questo ancorandosi in esclusiva a quelle, circa il significato profondamente attuale e universale del termine.

Il termine giubileo ha dentro di sé il suono del corno d’ariete che si udiva all’inizio di un anno particolare durante il giorno del Kippur. Esso rinvia a un rito, ma anche a qualcosa che si propone di incidere in modo profondo nell’esistenza del popolo ebraico evocando il riposo della terra, la remissione dei debiti, la liberazione degli schiavi, il pellegrinaggio, lo scandire del tempo e l’annuncio del Regno, cioè di un diverso ordine di rapporti.” Ravasi riesce a non trascurare nulla concentrando una panoramica a tutto tondo in un libro godibilissimo e di ridotte dimensioni: perché chi ha ben presente il quadro della situazione insegna ciò che conta, senza affaticare il ricevente.

Non manca nemmeno l’excursus storico: “Il giubileo è per eccellenza la festa dei poveri, l’attesa dei diseredati e ha una delle sue insegne eccellenti nel tema del perdono. Assente dal Nuovo Testamento, il termine entra nella vita della Chiesa il 22 febbraio del 1300, quando Bonifacio VIII emana la bolla del primo anno santo, anche se la struttura fondamentale del rito viene definita nell’anno 1500 da papa Alessandro VI Borgia”. Abbiamo deciso di dedicare ampio spazio a quest’opera nella sezione culturale del giornale proprio per il taglio culturalmente universale che Ravasi ha magistralmente conferito all’argomento. La formazione di ebraista del Cardinale gli permette di far scoprire al lettore l’etimo di parole quotidiane delle quali si ignora quasi sempre il reale e originario significato, a partire da Adamo: “Nella Bibbia l’uomo è strettamente connesso alla terra: egli si chiama ’adam e la terra ’adamah, e la radice di questi termini è il colore ocra della terra palestinese” o ricollocando le accezioni di senso originali: “Nella Bibbia menuhâ («riposo») è un concetto positivo, è la descrizione della meta ultima paradisiaca della storia.

Ravasi non poggia sul dogma, al contrario argomenta, scava, spiega infilando perle in quella che diventa, a lavoro terminato, una ricca collana di conoscenza declinata nell’attualità. Shakespeare, Ezra Pound, Manzoni, Giovanni Villani, solo per citarne alcuni, sono gli intellettuali – non necessariamente legati alla cristianità – dai quali Ravasi attinge per far comprendere appieno che: “Il Giubileo, con il suo realismo, è allora un appello profetico che deve parlare anche alla società dei nostri giorni. Il Giubileo non era un evento cronologico, ma esistenziale.” In chiusura, al posto che un classico stralcio preso dai testi sacri, è proposta l’ennesima apertura mediante uno scritto di Ghandi: “Questo settenario dovrebbe essere quasi imparato a memoria come esame di coscienza, anche per noi cristiani, per vivere il Giubileo nello spirito biblico autentico.

«L’uomo si distrugge:
con la politica senza princìpi,
con la ricchezza senza lavoro,
con la sapienza senza carattere,
con gli affari senza morale,
con la scienza senza umanità,
con la religione senza fede,
con l’amore senza il sacrificio».

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