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Cranio Randagio morto, la lettera degli amici che fa commuovere il web

La morte di Cranio Randagio, rapper conosciuto sulla scena musicale romana e che, dopo la partecipazione a X Factor 2015 dello scorso anno sembrava aver conquistato un’ottima fetta di pubblico, non è passata inosservata nel mondo della musica. Tanti i messaggi di cordoglio, anche da parte della produzione del talent show a cui Cranio Randagio ha preso parte lo scorso anno venendo scelto da Mika. Il Messaggero, però, ha pubblicato una lettera scritta dagli amici del rapper morto che sta emozionando il web.

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“Ciao Vit, è strano trovarci tutti insieme riuniti dietro un computer, cercando le parole giuste per descrivere quello che sei per noi. A salutarti, per l’ultima volta – scrivono gli amici di Cranio Randagioavremmo preferito farlo a modo nostro, ieri sera, nel bel concerto che avevamo organizzato tutti insieme per riabbracciarti. Era tutto organizzato: la location, la scaletta, la strumentazione. A te sarebbe bastato portare il tuo sorriso contagioso e la tua irrefrenabile voglia di cantare la vita in versi: ne sarebbe uscita una serata perfetta. In fondo la nostra amicizia è sempre stata così: anche quando la tua musica e le tue passioni ti portavano lontano da noi, ad ogni tuo ritorno era come se non ci fossimo mai persi di vista. Il tempo che ci divideva non ostacolava il nostro rapporto perché il bene che ci volevamo è sempre stato più grande di quelle distanze che tentavano invano di tenerci separati.”

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“E no, neanche il successo che hai ottenuto è riuscito a farti montare la testa e a permetterti di dimenticarti di noi: sei rimasto sempre fedelmente riconoscente alle tue origini, a quella strada che ci ha visti crescere insieme, mano nella mano, un centimetro dopo l’altro. Non senza batoste – continuano gli amici di Cranio Randagio-. Quella strada che era il tuo pane quotidiano e l’anima dei tuoi testi. La tua sensibilità riusciva a mettere in rima la vita di tutti i noi: dalla serata in terrazza, alla birra tutti insieme, all’incontro in oratorio con gli scout. Sempre a modo tuo, senza farti mai mettere i piedi in testa da nessuno. Volevi essere unico, perché tu eri unico. Eri te stesso nell’errore e nella cosa giusta: non hai avuto due facce, non hai mai indossato la maschera del buono o quella del cattivo. Eri sempre Vittorio». E, ora, scrivono ancora gli amici, «quel randagio di Vittorio che ci ha lasciati così, con un computer in mano e un vuoto troppo grande dentro al cuore. Ladri di emozioni: la morte si piange, non si discute.”

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