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Criminalità e mafia agroalimentare: il rapporto di Flai Cgil

Tornare a potenziare l’agroalimentare prodotto in Italia puntando sulla legalità: questo il messaggio che è stato ribadito con forza il 3 giugno in occasione della presentazione del secondo rapporto su agromafie e caporalato a cura di Flai Cgil.

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L’agromafia, così come ha sottolineato il segretario generale dell’ente Stefania Crogi, è un fenomeno fortemente radicato nel territorio, e non solo nelle regioni meridionali. L’indagine dell’Osservatorio Placido Rizzotto, che ha coinvolto 99 province e 18 regioni, ha portato alla luce dei dati eclatanti: ogni anno il lavoro nero causa un mancato guadagno di 600 milioni di euro e un danno all’economia che ammonta a 12,5 miliardi.

Anche se l’introduzione nel codice penale dell’articolo 603 bis che punisce il caporalato con la detenzione ha portato a dei miglioramenti, c’è ancora molta strada da fare. In particolare, sarebbe necessario prevedere delle sanzioni non solo per gli intermediari, ma anche per le aziende che si avvalgono del caporalato a danno innanzitutto dei lavoratori stranieri, ad esempio escludendole dai fondi strutturali o da ulteriori forme di accesso al credito. E mettere in piedi una rete efficace che sappia rispondere ai bisogni dei lavoratori e sia capace di minare la centralità del caporale, sulla base della consapevolezza che è proprio quest’ultimo a garantire ai sottoposti una serie di servizi ai quali non potrebbero diversamente accedere.

(fonte: Il Fatto Quotidiano; autore dell’immagine principale Gabriele Battaglia, da Flickr.com)

 

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