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Crisi del debito italiano e rallentamento del Pil nell’Eurozona: lo scenario apocalittico di Schroders

Schroders, una delle più prestigiose e antiche società europee di gestione del risparmio, disegna uno scenario apocalittico per l’Italia. Non è l’unica che vede nero nel futuro a breve termine del nostro paese, ma certo se è realizzata da chi non antepone filtri politici alla propria analisi impressiona ancora di più. Nodo cruciale per l’Italia è il debito: con la prospettiva di una guerra politica tra Roma e Bruxelles, la crisi del debito italiano è praticamente già sicura. Lo annunciano i numerosi segnali che sono arrivati dai mercati finanziari in questo primo trimestre del governo gialloverde. Ma c’è di più: la crisi del debito italiano secondo Schroders inciderà pesantemente sulla crescita dell’Eurozona. Per questo la società ha tagliato per la seconda volta consecutiva le stime di crescita del PIL della zona euro per il 2018 e il 2019 e ipotizza la possibilità di una crisi italiana che potrebbe indurre la Banca centrale europea a ripristinare il Quantitative Easing.

Crisi del debito italiano e rallentamento del Pil nell'Eurozona: lo scenario apocalittico di Schroeders

 

Schroders vede per il 2019 un rallentamento dell’intera Eurozona. E secondo Azad Zangana, Senior European Economist and Strategist della società di gestione del risparmio, non saranno solo la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina ad incidere sul rallentamento, ma anche la crisi del debito italiano. Il timore degli analisti finanziari non sarebbe legato tanto alla legge di stabilità italiana che anzi, contenendo alcuni piccoli stimoli fiscali, potrebbe ottenere il giudizio positivo. Quello che temono di più i gestori del risparmio è che la rottura politica tra Roma e Bruxelles, innescata dal caso della Nave Diciotti, diventi definitiva. Uno scenario che, se si materializzasse, comporterebbe un significativo aumento dei rendimenti dei Titoli di Stato italiani. Si avrebbe dunque un ulteriore ampliamento dello spread tra i Btp italiani e i Bund tedeschi già in netta risalita da alcune settimane e il deprezzamento dell’euro. Inoltre ci sarebbero forti impatti negativi anche la crescita dell’Eurozona. Una situazione che, secondo Azad Zangana potrebbe essere risolta solo con il ripristino da parte della BCE del QE e l’insediamento di un Primo Ministro italiano tecnico. Insomma, una crisi politica e finanziaria pesantissima per il nostro paese che peserebbe inevitabilmente sull’intera Eurozona, dove i segnali di rallentamento della crescita sono chiari fin dall’inizio del 2018. “Sebbene ci sia stato un incremento del PIL di alcuni degli Stati membri più grandi, la crescita debole in Italia e Francia ha pesato sul dato complessivo e anche Austria e Spagna hanno registrato dei rallentamenti”, ha scritto Zangana nel suo report citando i dati inequivocabili che vedete nella tabella qui sotto.

“Alla luce di queste considerazioni, abbiamo tagliato le nostre stime di crescita del PIL dell’Eurozona per il 2018 dal 2,4% al 2%”, ha scritto l’esperto di Schroders. Si tratta del secondo downgrade consecutivo. Ma questo scenario potrebbe essere addirittura già superato. Ricorderete che nel contratto di governo Salvini e Di Maio hanno scritto di voler chiedere alla Bce guidata da Draghi di cancellare 250 miliardi di titoli di Stato che l’istituto di Francoforte avrà in pancia alla fine del quantitative easing. Il governo gialloverde punta davvero a questa decisione? Difficile dirlo ora, ma certo se le tensioni sullo spread non dovessero allentarsi, Salvini e Di Maio potrebbero cercare la forzatura. Dalle conseguenze devastanti.

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Written by Andrea Monaci

49 anni, è direttore editoriale di Urbanpost.it fin dalla sua fondazione nel 2012. Ha iniziato la sua carriera nel 1996, si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto per "Il Secolo XIX", "Lavoro e Carriere", "La Voce dei Laghi", "La Cronaca di Varese".

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