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Croce Rossa, volontario insultato solo perché nero: «Tu sporchi la divisa che indossi!»

«Tu sporchi la divisa che indossi!», quest’offesa si è sentito dire Umar Ghuni, 25enne, originario del Ghana, mentre prestava servizio alla Croce Rossa Italiana. A denunciare l’episodio di matrice razzista il vice presidente che ha assistito alla scena a Loano.

Croce Rossa, volontario insultato solo perché nero: «Tu sporchi la divisa che indossi!»

Dietro la divisa della Croce Rossa Italiana, simbolo di solidarietà nel mondo, si nasconde la scelta di Umar di dedicarsi agli altri e di aiutare chi ha più bisogno. La indossa con orgoglio: ed è un onore, ma anche una fatica, perché per essere volontario sono necessari mesi e mesi di preparazione. Per tanti è una vocazione, per taluni anche una necessità, quella di sentirsi utili. Umar Ghuni, che lavora nel savonese, regolarmente assunto in una cooperativa, quando può presta servizio come volontario. Lo ha fatto anche sabato 3 agosto 2019, ricevendo però in cambio un secchio di insulti, insolenza e razzismo. Umar Ghuni era assieme ad altri militi della Croce Rossa di Loano ad una festa, una sagra organizzata per un autofinanziamento sul lungomare del Comune del savonese: «Più bruschette per una nuova ambulanza». Stava offrendo gadget quando si è sentito dire: «Sporchi la divisa che indossi!» e non è questo il primo insulto che riceve da quando fa il volontario. Lui come anche un altro ragazzo straniero.

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«È un ragazzo lavoratore, che passa il suo tempo libero aiutando le persone e lo fa sempre con il sorriso!»

Dalla “Croce” di Loano hanno fatto sapere: «Ormai è stato superato il limite. È inaccettabile che un ragazzo d’oro, uno che ha scelto di aiutare gli altri, venga insultato! Ormai veniamo tutti attaccati come soccorritori, siamo diventati un bersaglio, ma lui e l’altro ragazzo straniero sono nel mirino più degli altri. E stiamo parlando di una persona sempre ‘positiva’, che riesce a prendere anche questi insulti vergognosi con il sorriso!». Quel che ha sconcertato, come riportato da “La Repubblica”, è la reazione rassegnata di Umar: «Quando ci racconta di questi episodi, fa spallucce e dice che è normale accada, perché lui è nero!». Per questo la Croce Rossa di Loano ha deciso di rendere noto l’episodio increscioso e di mettere la foto di Umar insieme agli altri volontari su Facebook. Un modo per denunciare, affinché fatti razzisti di questo tipo non avvengano più. «Questo ragazzo ha deciso di passare il suo tempo libero aiutando le persone. Per poter accedere e diventare volontario presso la nostra associazione ha portato a termine un lungo percorso di oltre 6 mesi che hanno compreso corsi, esami e tirocinio. È un ragazzo lavoratore, che passa il suo tempo libero aiutando le persone e lo fa sempre con il sorriso!».

«Colpire chi porta soccorso significa annichilire la speranza!»

Per Francesco Rocca, presidente della Croce Rossa Italiana, «colpire chi porta soccorso significa annichilire la speranza». Ma Umar Ghuni non si lascia intimorire, non si perde d’animo e prosegue per la sua strada. Soltanto qualche tempo fa era stata lanciata dalla Croce Rossa la campagna “Io non sono un bersaglio”, il cui scopo era proprio quello di denunciare le violenze sia fisiche che verbali che i volontari spesso subiscono durante il servizio.

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Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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