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Cyberbullismo, definizione e legge: come difendere i giovani

Cyberbullismo, definizione e legge: la prevenzione al primo posto

In occasione del Safer Internet Day 2017, al convegno milanese “Felici di navigare” sono stati tanti i relatori che hanno cercato di spiegare non solo cos’è il cyberbullismo, la sua definizione, ma anche come è possibile evitare disagi ai propri figli che possono sfociare in eventi tragici. La parola chiave in questo contesto è prevenzione.

E a tal proposito è stata estremamente chiara nel suo intervento Lisa Di Bernardino, Vice Questore aggiunto della Polizia di Stato di Milano: “Una volta fatto il danno, non si torna indietro. I genitori arrivano a noi con i telefonini del figlio chiedendo di rimuovere immagini compromettenti, ingiurie, minacce, video di prese in giro ma questo è praticamente impossibile. Ciò che viene postato su internet rimane su internet, non ci sono possibilità di rimuoverlo. Ad esempio Facebook è una società con sede negli Stati Uniti dove non esiste il reato di diffamazione e per questo non possiamo appoggiarci a loro chiedendo di rimuovere dei contenuti per questo motivo”. Ed è proprio per questo motivo che bisogna preoccuparsi prima di arrivare i quel punto, divenendo cittadini digitali consapevoli e insegnando ai propri figli ad esserlo, nella vita reale come sul web.   

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Cyberbullismo, definizione e legge: diventare genitori digitali e cogliere i segnali di disagio

Come si attua quindi la prevenzione al cyberbullismo e in generale a tutti quei reati nei quali si può incappare sul web? Il primo passo è imparare a diventare genitori consapevoli degli strumenti tecnologici che si danno in mano ai propri figli. Lo smartphone non è una babysitter, è necessario imparare a conoscere il web prima di lasciare bambini di 8 anni con uno smartphone con la connessione di rete. Affianco a ciò ci deve essere una responsabilizzazione generale e smettere di parlare di “ragazzate”. Come spiega il comandante provinciale dei Carabinieri di Milano Canio Giuseppe La Gala “passa un luogo comune che ciò che si fa sul web, che i reati che si commettono sul web, siano meno gravi di quelli compiuti nel mondo reale, ma non è così: oggi quello che temono di più tutti i ragazzi è essere vittima della gogna mediatica su internet”. 

Oltre ad un controllo mirato degli strumenti tecnologici dei propri figli, come è possibile però imparare a conoscere i segnali di disagio che possono essere sintomi nelle vittime di cyberbullismo? Come spiega Fabio Roia, Presidente di Sezione del Tribunale di Milano, “nel momento in cui la vittima si accorgere di essere tale, che legge e vede i post sui social network, tende ad isolarsi, a non parlare soprattutto con gli adulti poiché teme di essere giudicata. E’ invece necessario creare empatia con loro, ascoltarli e non giudicarli”. 

Cyberbullismo, definizione e legge: gli strumenti per difendere i propri figli

Nel caso in cui la prevenzione non sia stata sufficiente e il proprio figlio è vittima di cyberbullismo, come è possibile correre ai ripari? In questo caso è fondamentale non lasciare da soli i ragazzi e farsi seguire in un percorso specifico da degli esperti. Essi possono essere certamente le forze dell’ordine, HelpLine (ovvero la linea di ascolto o la chat di Telefono Azzurro dedicata alle vittime), i legali e il tribunale che, nel caso dei minori tende a risolvere con un procedimento riparativo di mediazione. Fondamentale però è anche affidarsi alle scuole e agli insegnati; secondo l’attuale normativa infatti ogni istituto deve avere per legge un insegnante formato ad hoc che è referente per i casi di cyberbullismo che può indirizzare ragazzi e genitori verso i percorsi più adatti.

Credit Foto: Stephanie Barone / UrbanPost

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