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Dal governo Renzi al governo Gentiloni: molto rumore per nulla

E proprio il caso di dirlo, si è fatto molto rumore per nulla. Spiace scomodare Shakespeare, ma in tutta la vicenda che ha visto trionfare il “No” al referendum costituzionale, le dimissioni di Renzi e la nascita del governo Gentiloni, c’è qualcosa di farsesco e tragicomico come nell’opera del grande poeta inglese.

Alla fine Matteo Renzi lascia Palazzo Chigi ma resta saldamente al comando: del governo affidato al paladino Gentiloni e di cui è eminenza grigia tramite i fedelissimi Lotti e Boschi; del Partito Democratico dove in direzione ha ammutolito la minoranza “vincente” del No, incapace di affermare una qualsiasi linea politica alternativa a quella dell’ex premier e persino di chiedere un sottosegretario.

Matteo Renzi ha perso il referendum, ma ha vinto lo stesso. L’opposizione ha vinto il referendum ma ha perso un’occasione. Ha perso la grande occasione di riscrivere finalmente le regole del gioco insieme a chi ha tentato di imporle, anche giocandosi buona parte della popolarità. Popolarità, è vero, guadagnata con alcuni provvedimenti furbi ed un piglio decisionista, ma alla fine utile a Renzi per accreditarsi come “uomo del fare”. L’immagine dell’ex premier è ora appannata dall’esito referendario, ma in questa stagione di grande disgregazione sociale, di populismi e caudilli, le “quotazioni dell’uomo del fare” che è stato fermato da un “incidente”, risaliranno presto.

Alle opposizioni, che ottusamente pensavano di andare alle elezioni subito dopo la pronuncia della Consulta con una legge elettorale “Frankenstein”, resta il cerino in mano. Pensavano di far saltare in aria tutto e si ritrovano nella palude del governo Gentiloni, che ora cercherà tutto fuorché di accelerare i tempi del voto. Avessero scelto il “guado” delle larghe intese, avrebbero messo in grande difficoltà il PD e costretto Renzi a farsi davvero da parte, per permettere la formazione di un governo sostenuto dalla maggioranza più ampia possibile, rinunciando ai machiavellismi, ai Lotti e alle Boschi. Lo stesso Presidente Mattarella si era speso in questo senso, avevano fatto sapere fonti vicine al Quirinale, mentre si sondava la disponibilità del presidente del Senato Pietro Grasso a presiedere un governo di larghe intese. Così non è stato, non è successo quasi nulla come si diceva, e crediamo che a perdere, alla fine, sia soprattutto il paese.

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