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Dario Fo compie 90 anni: Nobel, teatro e politica

In pochi avrebbero pensato nel 1997 che Dario Fo potesse essere insignito del Premio Nobel per la letteratura e, invece, sovvertendo i pronostici (come spesso accade per questo premio), il drammaturgo di Sangiano, all’epoca settantunenne ottenne il Nobel con la seguente motivazione: “Perché seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi.” Oggi, 24 marzo 2016, l’immenso Dario Fo, oltre che drammaturgo negli anni diventa attore, regista, scrittore, illustratore e altro ancora, compie novant’anni, un traguardo tagliato con grande entusiasmo e ancora pieno d’energia.

Fo ha respirato l’aria teatrale fin da bambino, in quanto il padre Felice, era capostazione di fatto, ma allo stesso tempo attore in una compagni teatrale amatoriale. Frequentò l’Accademia di Belle Arti di Milano e già nel 1950 iniziò a collaborare con la RAI sia in qualità di attore che come autore di testi. I primi suoi programmi radiofonici furono “Poer nano” e subito dopo “Non si vive di solo pane”, quest’ultimo scritto nel 1956 quando aveva già sposato Franca Rame, dalla quale ebbe il figlio Jacopo e con la quale fondò la compagnia teatrale Dario Fo-Franca Rame. Assieme prepararono dei testi per la trasmissione televisiva Canzonissima, ma ben presto vennero censurati perché ritenuti troppo critici verso la società dell’epoca, era il 1962. Da quel momento Fo decide di passare al teatro, recitando spesso nelle piazze e addirittura all’interno delle fabbriche.

Nel corso degli anni cominciò a rivalutare le origini del teatro d’un tempo o meglio il teatro popolare usando un linguaggio molto singolare. Nel 1969 arriva il suo capolavoro denominato “Mistero buffo“, dove dà inizio ad una recitazione in “grammelot“, ovvero un linguaggio che era in uso nella commedia dell’arte ed in particolare nelle farse giullaresche. Il tutto condito da rumori e situazioni che imitavano il ritmo e l’intonazione. Tutto questo impastando i vari dialetti della pianura padana.

Poi iniziò il suo teatro schierato con le organizzazioni extraparlamentari e firmò “Morte accidentale di un anarchico“, ispirato alla triste vicenda dell’anarchico Giuseppe Pinelli, dove il commissario Luigi Calabresi prese il nome di commissario Cavalcioni. Nel corso degli anni scrisse anche i testi per molte canzoni, soprattutto per l’amico Enzo Jannacci. Subì diverse querele e processi per la sua dichiarata ideologia politica, nel 1980 gli fu addirittura negato l’ingresso negli Stati Uniti, dove per l’occasione ricevette la piena solidarietà da parte del grande commediografo Arthur Miller, a sua volta tacciato di essere comunista, e dal regista Martin Scorsese. L’attività di Fo proseguirà con un infinito numero di commedie e lavori teatrali sfociati anche nell’anticlericalismo con “Il papa e la strega” del 1989. Nel 1997 arrivò il Premio Nobel e lui molto ermeticamente e candidamente disse: “Con me hanno voluto premiare la gente di teatro.” Impossibile descrivere e parlare di tutta la sua opera e della sua carriera artistica nel complesso, però possiamo dire che la sua costante opposizione al potere, inteso come dittatura, l’ha portato ad essere sempre un artista scomodo, riuscendo ad inventare dei personaggi e delle situazioni tali da far ridere anche i suoi detrattori.

Foto: pagina ufficiale Facebook Dario Fo

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