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David Bowie is, il Duca Bianco in mostra a Londra: Urban Post l’ha vista per voi (foto)

Ed è proprio per celebrare questo personaggio che il Victoria & Albert Museum di Londra ha allestito la mostra David Bowie is, che chiuderà i battenti l’11 agosto di quest’anno.Urban Post l’ha visitata per voi, nel caso aveste in programma una capatina sul Tamigi non potete perderla. Camminando per le stanze del museo si prova un’esperienza evidentemente contraddistinta, data la natura del personaggio, da mille sfaccettature dove il vostro udito e la vostra vista saranno di continuo fortemente sollecitate.  Perché Bowie non è solo una delle più grandi rock star che hanno attraversato gli ultimi cinquant’anni della nostra storia ma è un personaggio che ha contribuito a forgiare il modo di pensare del mondo occidentale.

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Album cover shoot for Aladdin Sane 1973 Photograph by Brian Duffy, Duffy Archive – Victoria and Albert Museum, London

La mostra raccoglie più di trecento oggetti del Duca Bianco fra costumi di scena, video, fotografie, spartiti e testi originali scritti dal musicista stesso. Ma non si tratta di una semplice raccolta oggettistica; qui si racconta di come David Bowie sia cresciuto, di quali influenze abbia avuto, Fritz Lang, Stanley Kubrick e George Orwell su tutti, e di come sia diventato una vera e proprie icona. Ci sono tanti particolari della mostra che andrebbero ricordati: uno di questi racconta la storia di Space Oddity e del suo controverso protagonista Major Tom. Questa canzone, pubblicata poco prima del primo sbarco sulla luna, venne utilizzata dalla BBC come colonna sonora per raccontare le gesta dei cosmonauti, segnando indelebilmente il successo del musicista e portandolo così all’attenzione del grande pubblico. Ma ci sono tante altre chicche da ricordare come i brandelli di carta con stralci di frasi che, attraverso la tecnica del cut up, hanno permesso a Bowie di comporre il testo di Blackout, cimeli tecnologici come il sintetizzatore usato da Bowie e Brian Eno durante parte del periodo berlinese, la proiezioni di alcuni primordiali video musicali, come quello di DJ del 1979, nonché vari abiti di scena utilizzati da uno dei primi veri performer della storia musicale moderna che con la loro esteriorità spiazzante e androgina hanno reso Bowie un’icona gay.

Quello che resta all’uscita della mostra è la percezione di come un artista possa generare bellezza ma anche di come, attraverso i suoi gesti e la sua capacità di vedere oltre i valori e lo stile di vita imposti dalla società, possa spingere ad una vera e propria rivoluzione culturale. Bowie ha insegnato, attraverso le sue mille provocazioni e i suoi alter ego, che ognuno può essere ciò che è, anche se questo essere è avversato dal sentire comune. Questa è l’essenza di Bowie e questa è la rappresentazione dell’artista, che si chiami David Bowie, David Robert Jones o in qualsiasi altro modo.

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Album cover shoot for Aladdin Sane 1973 Photograph by Brian Duffy, Duffy Archive – Victoria and Albert Museum, London

Dopo aver attraversato in poco meno di due ore stanze piene di maxi-schermi, vestiti e oggetti di scena, si coglie davvero quanto la miriade di personaggi e personaggini che abitano i mass-media oggigiorno non siano altro che pallide ripetizioni di ciò che accadde trenta o quaranta anni fa. Il White Duke, anche attraverso le provocazioni, ha scosso la società occidentale quando era ben più difficile e rischioso di quanto possa esserlo attualmente; chi lo fa oggi, con banali copiature di ciò che fu, non fa altro che spettacolo opaco. Questa è la differenza e questa è la ragione per cui David Bowie assurge a pieno titolo al ruolo di artista.

 

mosra bowie londra 1The Archer Station to Station tour 1976, John Robert Rowlands – Victoria and Albert Museum, London

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Victoria and Albert Museum, London

mostra bowie londra 3Victoria and Albert Museum, London

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Victoria and Albert Museum, London

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Victoria and Albert Museum, London

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Striped bodysuit for Aladdin Sane tour 1973 Design by Kansai Yamamoto Photograph by Masayoshi Sukita, Sukita The David Bowie Archive 2012 – Victoria and Albert Museum, London

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