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David Bowie morto: la strepitosa carriera del “Duca Bianco”

Nemmeno tre giorni fa era uscito il suo ultimo lavoro, Blackstar, proprio nel giorno del suo sessantanovesimo compleanno, l’8 gennaio 2016. Oggi la notizia della scomparsa arriva come una deflagrazione atomica sui milioni di fan del Duca Bianco, uno dei musicisti ed artisti più influenti degli ultimi cinqunt’anni. Spaziando dal jazz all’elettronica, dal soul al krautrock David Bowie ha influenzato almeno tre generazioni di musicisti, ma la sua poliedricità l’ha portato ad affermarsi anche come attore sul grande schermo.

Impossibile ripercorrere la lunghissima carriera di David Bowie in poche righe, ci proviamo ricordando i passi più importanti, quelli che l’hanno consegnato alla leggenda. Nato a Brixton l’8 gennaio 1947, Bowie è già attivo sulla scena musicale nei primi anni ’60: è influenzato dagli ascolti adolescenziali e soprattutto dal fratellastro Terry Burns, cultore del jazz e degli scrittori della beat generation.

TUTTO SU DAVID BOWIE

Il primo album è del 1967, ma nel frattempo David ha sperimentato la scena musicale londinese con i King Bees e i Manish Boys: il primo atto della storia di Bowie porta semplicemente il suo nome ma nonostante l’iniziale tiepida accoglienza diventa il pilastro di una carriera stellare.

Nel 1969 esce un 45 giri con uno dei pezzi di Bowie che passerà alla storia: inizia l’era di Ziggy Stardust, una delle diverse maschere indossate dall’artista inglese nel corso della sua vita. Si tratta di Space Oddity, brano futuristico e affascinante trasmesso anche dalla BBC durante i servizi sull’allunaggio dell’Apollo 11. E il folk rock che si fa psichedelico, una rivoluzione per l’era in cui iniziava ad affermarsi sulla scena musicale anche il rock allucinato dei Pink Floyd.

Dall’hard rock di The man who sold the world a The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars c’è l’esplosione definitiva, quella che porterà Bowie a diventare uno dei musicisti più influenti degli ultimi cinquant’anni, fino all’enorme successo commerciale degli anni ’80.

Il periodo considerato di maggior valore artistico è quello che va dal rythm ‘n blues bianco di Station to Station e Young Americans, all’electro pop intellettuale del triennio 1977-79, con la cosiddetta “trilogia berlinese” di Low, Heroes e Lodger.

E’ giusto ricordare anche la sua esperienza di attore: tra le interpretazioni più note c’è quella di Fury in Merry Christmas Mr. Lawrence di Nagisa Oshima del 1983, poi ci sono le apparizioni in Absolute Beginners e Labyrinth del 1986, e in Basquiat di Julian Schnabel del 1996 nel quale interpreta il ruolo di Andy Warhol.

David Bowie è stato un artista totale: uomo colto, raffinato e grandissimo comunicatore. Lascia come tutti i grandi un vuoto incolmabile ma ci accompagnerà per sempre con la sua straordinaria eredità artistica. Ciao Ziggy Stardust.

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