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Deadpool recensione, Ryan Reynolds è l’eroe del grottesco: così si ridicolizza un “X-Men”

Deadpool li sta battendo tutti. Come dite, non è un supereroe? Eppure è così che si presenta ai botteghini cinematografici, facendo registrare incassi da capogiro per i produttori della “20th Century Fox”. E poi il bel Ryan Reynolds, con le sue scene di nudo, ha conquistato le vette delle tendenze social, roba da far arrossire anche l’icona dell’ego maschile, quel Mr. Grey di “50 sfumature di nero”. Gli ingredienti per questo fumetto della Marvel sono pochi ed essenziali: un mercenario, una donna da amare, un evento che rompe gli equilibri. Tutto in riga, perfetto come solo nei fumetti Marvel è possibile. “Deadpool” passerà alla storia per la rottura della famosa “quarta parete”: intrigante il gioco del regista Tim Miller che fa vestire i panni a Reynolds del protagonista e del narratore. “Wade” è in scena mentre combatte il suo avversario, il dottor Ajax, conosciuto come “Francis”; tra un proiettile e l’altro Deadpool, con la sua mimetica rosso fiammante, trova il tempo per raccontarci la sua vita attraverso la funzione del flashback. Ed è così che da un taxi si passa a un’autostrada americana fino a ritrovarti in casa di uno sconosciuto per mettere in riga un povero pizzaiolo: sì, perché Wade è un ex mercenario ed è così che si guadagna da vivere, facendosi assoldare da gente di ogni angolo del globo per risolvere i propri problemi.

In “Deadpool” c’è un linguaggio particolare, ricco di imprecazioni, parolacce, un registro molto giovanile e poco raffinato: Wade non si prende sul serio. Possiamo definirlo un “anti-eroe” rispetto a quanto siamo stati abituati a vedere con i soliti “X-Men” e questa rottura con il passato viene messa in scena dal regista Miller così da far coesistere, sulla stessa scena, Deadpool con “Colossus” e “Testa Mutante Negasonica”, personaggi molto più razionali e freddi rispetto a questo mutante venuto fuori in modo del tutto casuale. Già, perché dall’essere mercenario al diventare un supereroe il passo è più che breve: basta scoprire di avere una malattia terminale, trovare il medico che ti promette una cura infallibile e finire con l’avere il bel volto sfregiato. “Boom”: ciao ciao bel Reynolds, di te il pubblico femminile ricorderà solo gli addominali scolpiti durante le strabilianti performance sessuali con l’altrettanto bella Vanessa (interpretata da Morena Baccarin). Deadpool è un personaggio particolare, scevro dai soliti stereotipi tipici degli eroi: non c’è impegno nelle sue missioni, solo la chiave ironica e grottesca ed è questo, molto probabilmente, il punto di forza di questa nuova produzione “X-Men”. Una rottura con il passato che può portare a un problema non di poco conto: ridicolizzare le icone dei fumetti Marvel non rischia di essere un clamoroso autogol?

Intanto “Deadpool” porta a casa i risultati: in America è vietato ai ragazzi minori di 17 anni ma questo è servito solo ad amplificare la curiosità nei confronti di questa pellicola tant’è che, dopo la prima settimana di produzione, risulta essere il film con il maggiore incasso con un divieto per i minori. Insomma, se il buongiorno si vede dal mattino possiamo dire che il regista Miller esordisce ottimamente dietro la macchina da presa. E la mano dell’artista statunitense si vede anche nella scelta degli effetti speciali e in una fotografia molto curata: non per niente Miller nasce nel settore degli “effetti visivi” con la Blur. In definitiva, “Deadpool” è un film da vedere in cui emerge tutto il ricettacolo del genere cinematografico statunitense: il fumetto, il supereroe, l’elemento splatter, la drammaticità della malattia e l’amore, un mix amalgamato da un gran tocco di ironia.

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