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Deborah, trans abusata da piccola e diventata prostituta: oggi sfida l’Aids e si racconta

Deborah è una transessuale 50enne, malata di Aids, che ha deciso di rendere pubblica la sua triste e dolorosa storia ai microfoni di Fanpage. Un percorso di vita difficile e costellato di sofferenze, il suo, che oggi racconta con il sorriso sulle labbra solo per celare il dolore lacerante che ancora le trafigge l’anima, e “sdrammatizzare” per poter andare avanti.

La storia di Deborah-Giuseppe è fatta di assenza di amore, famiglia, infanzia. “Voglio essere come Amanda Lear”, diceva da bambina dentro un corpo maschile: “Avevo sembianze ambigue, ero molto effeminata … i miei compagni a scuola mi prendevano in giro e mi isolavo”, racconta, nel rivivere i primi contrasti con la realtà dura di una società che le ha inflitto solo dolore, quella di un piccolo centro della Sicilia dove “mezzo paese mi ha stuprata”, è lei a dirlo.

Giuseppe inizia a prostituirsi a sette anni, dopo avere subito ripetuti abusi da parte di suoi familiari: “Mi hanno tolto l’infanzia. Qualcuno della mia famiglia ha pensato di fare a un bambino cose che non si fanno … non riuscivo a parlarne con nessuno, avevo paura. Quando mi confidai con mia zia mi diede uno schiaffo, mi disse che mentivo”, racconta oggi, visibilmente lacerata dal dolore ancora vivo per l’orrore subito, Deborah. Gli abusi gli venivano inflitti nell’omertà di tanti che sapevano e tacevano: “Se ne accorgevano eccome, tutto il paese sapeva che uomini mi aspettavano fuori dalla scuola e mi costringevano ad avere dei rapporti …”.

Per Giuseppe diventato ‘Deborah’ la prostituzione era un vero e proprio lavoro: “Decisi di prostituirmi per non essere più obbligata ad avere rapporti con quegli uomini, decisi di scegliere io”. La sua una “reazione” estrema alle violenze subite. A 13 anni la fuga dalla Sicilia con una tutrice e l’arrivo a Milano: “Mi comprai una casa, mi prostituivo in piazza Castello, per me la prostituzione era un lavoro fruttuoso …”. Deborah non riesce a trattenere le lacrime nel raccontarsi, e ammette di non essersi mai sentita amata, di non avere mai ricevuto l’affetto di una famiglia: “Trasformavo la violenza ricevuta in finto amore”.

A 26 anni Deborah smette di prostituirsi e nel ’91 sposa un uomo, un uomo poi rivelatosi malato di Aids, che le contagiò il virus dell’Hiv. Deborah oggi non ha amici né rapporti con la sua famiglia, vive in una struttura dove, nonostante la sieropositività e la solitudine (“Nessuno viene a trovarmi”), riesce a condurre una vita ‘normale’, e sfida l’Aids con un triste sorriso.

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